Conte: "Avvocato del popolo" Ma sulla Ue recita la lezione del Colle

Il professore accetta l'incarico "con riserva". Al via le consultazioni

Conte: "Avvocato del popolo" Ma sulla Ue recita la lezione del Colle

Roma - La frase bella, ad effetto, quella gliel'ha lasciata dire: «Nasce il governo del cambiamento e io sarò l'avvocato difensore del popolo». Ma il resto no, via quasi tutto, e così il cuore del primo discorso di Giuseppe Conte, emozionato, scapigliato e sudato dopo due ore di intenso training presidenziale, è farina di Sergio Mattarella. «Io sono consapevole della conferma della collocazione europea e internazionale dell'Italia. L'esecutivo dovrà cimentarsi da subito con i negoziati in corso, dal bilancio europeo al diritto d'asilo al completamento dell'unione bancaria. È mio intendimento impegnare a fondo il governo su questo terreno costruendo alleanze opportune e operando affinché l'operazione di tuteli e rifletta gli interessi nazionali».

Ottanta giorni dopo, quanti ne servirono a Phileas Fogg a fare il giro del mondo, il capo dello Stato è riuscito, sembra, a circumnavigare la crisi. Incarico pieno, accettato con riserva dal professore dal curriculum taroccato, che nei prossimi giorni risalirà sul Colle con la lista dei ministri. Un profilo basso, un tecnico circondato da politici, azzoppato dallo scandalo sui suoi titoli professionali. Fino all'ultimo il presidente ha provato a resistere, ha telefonato a Di Maio e Salvini, ha chiesto un altro nome. «Davvero non ne avete? Davvero insistete su di lui?». Sì, davvero, hanno risposto i due, e al Quirinale non è restato che prenderne atto della «volontà della maggioranza» e riservarsi le residue cartucce per Paolo Savona e convocare il candidato.

Per farlo però ha aspettato le 17,30, l'ora della chiusura delle Borse, non si sa mai. Si prevedeva un incontro veloce, i soliti trenta minuti istituzionali, invece il colloquio è durato quasi due ore. Tanto è serviti infatti al capo dello Stato per «ricondizionare» il prof foggiano, chiedergli una serie di garanzie e imporgli una specie di dichiarazione d'intenti che vincolasse il futuro governo alle storiche alleanze del Paese e ai trattati internazionali. Una discussione serrata, punto per punto, sul programma e sui rapporti con l'Europa. Un faccia a faccia che comunque al Quirinale definiscono «molto cordiale» e «utile per conoscersi e parlare della situazione italiana».

Mattarella in particolare gli ha ricordato il «ruolo che la Costituzione assegna al presidente del Consiglio»: il premier dovrebbe coordinare e comandare, non limitarsi a fare l'esecutore di un programma scritto da altri. Poi, i problemi economici, con la «necessità di garantire agli italiani la sicurezza finanziaria e la fiducia dei mercati». Ultima raccomandazione presidenziale, i vincoli di bilancio indicati dall'articolo 81 della Carta. Niente spese pazze o investimenti in deficit. Conte si è detto d'accordo su tutto.

Alle 19.19 si sono riaccese le luce sui due corazzieri di guardia alla Vetrata e le porte si sono aperte per il segretario generale Ugo Zampetti che ha letto il comunicato di rito. Un quarto d'ora dopo, il neo premier con il suo discorso di taglio europeista, annacquato alla fine con qualche accenno ai temi Jamaica. «Se riuscirò a portare a compimento l'incarico esporrò alle Camere un programma basato sulle intese tra le forze politiche di maggioranza. Il contratto su cui si fonda questa esperienza rappresenta in pieno le aspettative di cambiamento degli italiani. Il Paese giustamente attende la nascita di un esecutivo e attende delle risposte». E sulla questione principale, chi comanderà a Palazzo Chigi, ha assicurato che si muoverà «nel pieno rispetto delle prerogative che la Costituzione attribuisce al presidente del Consiglio». E sui ministri: «Porterò nei prossimi giorni le mie proposte al capo dello Stato».

Poi via in taxi, come era arrivato, per le visite di prammatica a Roberto Fico e Alberta Casellati. Da oggi Montecitorio diventerà il suo provvisorio quartier generale. Stamattina partiranno le consultazioni con tutti gruppi politici, anche se in realtà, dopo l'ultimo no di Fratelli d'Italia non c'è molto da consultare perché la maggioranza c'è già e i ministri pure, Colle permettendo. Ma un po' di teatrino bisognerà pure metterlo in piedi.