Conte e i "paletti" del Pd: basta con i super poteri

Oggi il premier alle Camere sulla proroga. I dem sono scetici persino sul limite del 31 ottobre

Conte e i "paletti" del Pd: basta con i super poteri

«Lo Stato italiano è in condizioni tali che ha bisogno di dichiarare lo stato di emergenza per acquistare banchi e mascherine?». A porre la paradossale domanda, alla vigilia dello show in Senato di Giuseppe Conte, che oggi chiederà la proroga dei suoi «superpoteri» fino al 31 ottobre (il presidente del Consiglio la avrebbe voluta fino a fine anno, ma è stato costretto a fare retromarcia), non è un esponente dell'opposizione. È Sabino Cassese, uno dei più eminenti giuristi d'Italia, giudice emerito della Consulta, assai ascoltato anche al Colle. Le sue parole, severissime con il governo e con l'uso che il premier ha fatto dello stato di emergenza («Si tratta di un provvedimento sia illegittimo che inopportuno. Si dichiara lo stato di emergenza ma la domanda è: siamo in uno stato di emergenza in questo momento?») alimentano i dubbi e le inquietudini della maggioranza, e sono state accolte con grande fastidio e disagio a Palazzo Chigi. Anche perché mettono a nudo la fragilità delle giustificazioni addotte per ottenere i tempi supplementari: «Ad oggi - ironizza (ma non tanto) un senatore del Pd - Conte ci ha spiegato che questa proroga serve a far sì che Domenico Arcuri possa ordinare mascherine e banchi a rotelle, visto che finora evidentemente si era scordato di farlo. Un po' bizzarra come giustificazione». La frustata di Cassese ha quindi rafforzato nel Pd la componente che da tempo chiedeva di mettere un freno all'autarchia governativa con l'alibi del Covid. Così, oggi, la coalizione giallorossa che sostiene l'esecutivo dovrebbe presentare una risoluzione che, si spiega a Palazzo Madama, «elencherà i paletti che il governo dovrà rispettare». Paletti importanti, secondo quanto spiega il costituzionalista e deputato dem Stefano Ceccanti, che li ha elaborati: «Prima di tutto bisogna circoscrivere e chiarire la durata temporale della proroga, e bisogna farlo attraverso una norma primaria», ossia un apposito decreto legge da convertire in Parlamento. In secondo luogo, grande attenzione va posta alle limitazioni delle libertà fondamentali, a cominciare da quella di circolazione e manifestazione del pensiero: «Devono essere adottate, se necessario, solo per specifici ambiti territoriali, e non estese all'intero Paese, e ne va specificata per legge la durata temporale». E va «garantito lo svolgimento della campagna elettorale per le Amministrative e per il referendum costituzionale del prossimo 20 settembre». Infine, il governo si deve impegnare a garantire «un'informazione costante al Parlamento, che di volta in volta dovrà decidere come procedere». Nelle intenzioni, insomma, si tratta di un tentativo di tagliare le unghie al governo in modo deciso. Resta da vedere se andrà a segno, o se nella trattativa dell'ultim' ora Conte riuscirà ad ottenere dal Pd di Zingaretti una retromarcia anche su questo, come è riuscito ad ottenerla su Mes nonostante lo stato disastroso dei conti italiani: «Sul Mes abbiamo ingoiato una sconfitta totale: Conte ha vietato a Zingaretti di farlo citare in Parlamento, rinviando qualsiasi decisione all'autunno. Quando saremo già senza un soldo in cassa», inveisce una esponente di punta dei dem. Le prospettive sono nere. Secondo l'agenzia Fitch la recessione scatenata dal coronavirus «avrà un impatto durevole sul Pil», tanto che i dieci Paesi sviluppati, tra cui l'Italia, «nel 2025 resteranno del 3-4% sotto il trend pre-crisi». Il Pil dell'Eurozona tornerà ai livelli pre Covid solo nel 2022, salvo altri lockdown. E alla fine del quinquennio comunque l'Italia sarà a crescita zero. Brutte notizie anche dall'Istat, che segnala che dall'inizio della pandemia si sono persi circa 500mila posti di lavoro. Oggi in Senato il dibattito che seguirà l'intervento di Conte sarà assai acceso. E non solo per le barricate promesse dal centrodestra contro una estensione giudicata ingiustificata dello stato di emergenza, ma anche per le resistenze della stessa maggioranza, intenzionata a ridimensionare gli spazi del premier. A Palazzo Chigi però già fanno sapere che la data del 31 ottobre viene considerata una finta da dare in pasto al Parlamento: «Al momento della scadenza si penserà ad una nuova proroga, nel caso serva». Stamattina intanto il Consiglio dei ministri è convocato per prendere atto della prima proroga.

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