Conte: "Manovra poderosa". Ma è scontro con grillini e Iv

Usato tutto il limite di indebitamento. Gualtieri: presto un nuovo testo. Tensioni su scuola, autonomi e Alitalia

Se il momento non fosse tragico, la scena farebbe anche sorridere: il premier Conte che fa il consueto fervorino («L'Italia in prima fila, l'Europa ci seguirà, sono orgoglioso» etc.) e poi spiega di avere una videoconferenza urgente e taglia la corda. Il ministro dell'Economia Gualtieri che illustra per sommi capi le misure economiche e poi scappa all'Eurogruppo. Alla fine, a fronteggiare le telecamere e i (pochi) giornalisti nella sala stampa di Palazzo Chigi resta solo la ministra grillina del Lavoro Nunzia Catalfo, che si guarda attorno smarrita e, a parte spiegare che c'è il bonus baby sitter e rivendicare che «ovviamente» il reddito di cittadinanza resta in vigore, non sa rispondere a nessuna domanda e ripete: «Beh, questo è meglio che lo chiediate al ministro competente». Se ci fosse, ma non c'è.

La conferenza stampa con cui viene annunciato - dopo una lunghissima gestazione burrascosa - il maxi-decreto cui è stato impartito il nome di «Cura Italia» (ispirato evidentemente dal «Salva Italia» montiano) non è un trionfo comunicativo, anzi. Nessuno viene delegato a illustrare i dettagli e rispondere alle questioni. Nella fase preparatoria scontri e tensioni non sono mancati, oltre alla realistica difficoltà di scrittura e calibratura di una congerie di interventi così massiccia che ha fatto ritardare di ora in ora, da venerdì a ieri, il Consiglio dei ministri decisivo. Otto estenuanti ore di pre-consiglio, slittamento dalle 10 fino a mezzogiorno, poi finalmente la riunione per il varo.

«Una manovra economica po-de-ro-sa», scandisce solenne Conte. «Il governo è vicino alle imprese, ai commercianti, ai lavoratori, ai nonni, ai papà, alle mamme», elenca. Poi assicura che l'Italia «non combatte l'alluvione con gli stracci ma con una vera diga», che c'è un vero e proprio «modello italiano» e che «vogliamo che l'Europa ci segua su questa strada: oggi il governo risponde presente e lo sarà anche domani». Il ministro Gualtieri parla più sobriamente di «decreto Marzo», lasciando intendere che di qui a qualche settimana ne dovrà seguire un altro: «È una prima risposta alla crisi del Coronavirus», spiega, «ma per darla abbiamo deciso di utilizzare tutto il limite di indebitamento» di 25 miliardi autorizzato pochi giorni or sono dal Parlamento. Il che vuol dire che ne dovrà essere autorizzato un altro, con tutte le difficoltà di un voto parlamentare ad alto quorum.

Nelle riunioni preparatorie, i ministri di Italia viva sono andati allo scontro sulla mancata tutela delle partite Iva: «Non potete trattarli come lavoratori di serie B: la moratoria sui mutui va estesa anche agli autonomi, così si lasciano fuori tutti quelli che in questa situazione hanno perso clienti», hanno richiesto Elena Bonetti (Famiglia) e Teresa Bellanova (Agricoltura), che hanno chiesto anche di alzare la soglia di reddito «troppo bassa» (10mila euro) per l'accesso al fondo degli ordini professionali. Si racconta anche di un vivace battibecco in Cdm quando la titolare grillina dell'Istruzione, Lucia Azzolina, ha chiesto l'assunzione di mille tecnici (chissà se selezionati dalla Casaleggio?) per le piattaforme digitali che vengono usate per le lezioni a distanza. Il ministro dell'Economia Gualtieri, innervosito dalla richiesta dell'ultim'ora, ha replicato secco: «La coperta è questa e non si può allargare: se vuoi mille tecnici devi dirmi cosa sei disposta a tagliare nel bilancio del tuo dicastero». Silenzio. Tensioni, infine, sul caso Alitalia, che viene avviata alla nazionalizzazione e rifinanziata per l'ennesima volta, con l'avallo del Pd. Eppure Di Maio (che in Cdm non apre bocca) fa trapelare la sua contrarietà, dopo aver sempre cercato di metterla sul groppone dei contribuenti. Perché? Perché, spiegano i maligni, ora gli piacerebbe che il bubbone Alitalia esplodesse tra le mani del collega grillino Patuanelli, che fa parte della banda avversaria nel partito 5Stelle.

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Commenti
Ritratto di asso_idefix

asso_idefix

Mar, 17/03/2020 - 13:34

Sono convinto che la politica e i partiti che la rappresentano non siano assolutamente adeguati alle situazioni di emergenza, come questa sanitaria che si è verificata. Non mi piacciono i toni trionfalistici, autocelebrativi e "orgogliosi" di Conte. Ma non mi piacciono nemmeno le continue critiche al sistema di Salvini e Meloni, che approfittano della situazione per cercare altri consensi. La politica in questi casi dovrebbe mettersi da parte e cedere il comando ad un ente super partes, come la Protezione Civile. La manovra "poderosa" di Conte non è altro che l'ennesimo debito, l'Italia aveva il dovere di cercare i soldi nelle proprie tasche, prima di andarli a chiedere altrove. Ma i politici non ci hanno nemmeno provato... inaccettabile per loro il rischio di perdere consensi elettorali, quei consensi che si sono letteralmente comperati in decenni di malgoverno facendo salire il debito pubblico a 2400 miliardi anche in tempi non sospetti, anche quando non ce n'era nessun bisogno.