Conte minaccia la crisi di governo sulle spese militari "Non è la priorità"

All'angolo sul caso della missione russa il leader grillino attacca il premier: "Voteremo contro". L'ira dei dem: "Così mette a rischio l'esecutivo". Nel Movimento è il caos. Lo applaude solo Dibba

Conte minaccia la crisi di governo sulle spese militari "Non è la priorità"

Giuseppe Conte cede al fronte pacifista e minaccia la crisi di governo sulla decisione di aumentare le spese militari. L'avvocato del popolo indossa i panni del Bertinotti di turno e dalle pagine de La Stampa consegna l'ultimatum al presidente del Consiglio Mario Draghi: «L'aumento delle spese militari non è una priorità il voto del M5s sarebbe contrario. L'urgenza in questo momento riguarda famiglie e imprese, da proteggere dalla crisi».

E davanti allo scenario che in caso di voto contrario potrebbe cadere il governo, Conte non arretra: «Ognuno farà le sue scelte». Un avvertimento ribadito ieri nel corso dell'intervento al congresso dell'Anpi: «Non saremmo all'altezza della nostra Costituzione se, invece di intervenire con investimenti urgenti sulle emergenze per aiutare imprese e famiglie in difficoltà, noi scegliessimo la strada di interventi massicci in spese militari. Questa per noi è una scelta inaccettabile».

Dal Pd però trapela irritazione per la presa di posizione dell'alleato: «Così si mette a rischio il governo». Il braccio di ferro Conte-Draghi sull'aumento della spesa militari sarebbe da inquadrare in una vendetta dell'ex premier contro i draghiani. Vendetta per cosa? Conte sospetta la regia di Palazzo Chigi e della cerchia draghiana dietro le soffiate (precise a dettagliate al Corriere della Sera) sul caso della spedizione russa in Italia ai tempi del Covid. Una manovra per esporre Conte al linciaggio pubblico (accusato di essere filo Putin). Da giorni si sono accesi i riflettori, due anni dopo, sulla missione russa in Italia nel pieno dell'emergenza covid. Una missione concordata dopo una telefonata avvenuta tra Putin e l'allora capo del governo italiano Giuseppe Conte. E dunque sulla guerra in Ucraina si gioca la resa dei conti tra Draghi, Conte e Di Maio. Un caso già approdato all'attenzione del Copasir: «Ho chiarito che la missione russa si sviluppò esclusivamente sul piano degli aiuti sanitari in un momento di grande difficoltà in cui ci mancavano mascherine respiratori e altri strumenti di protezione. I nostri apparati, dalla difesa all'intelligence agli esteri alla protezione civile, vigilarono costantemente perché questa missione si svolgesse lungo i binari concordati», ha spiegato Conte al termine dell'audizione. Terreno scivoloso su cui i renziani alzano il tiro: «Ho firmato una interrogazione parlamentare per sapere dal Governo quali sono stati i risultati sanitari della missione russa decisa da Conte nel 2020», annuncia Matteo Renzi. Lo stop all'aumento delle spese militari certifica anche un altro dato: la vittoria, nel M5s, della linea pacifista che ha nel presidente della Camera Roberto Fico il maggior interprete. E così anche il conflitto si trasforma nell'ennesima faida tra i Cinque stelle. Conte che va sulle posizioni Fico e contro la linea del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Uno scontro che fa godere Alessandro Di Battista: «Attaccare Conte perché ha detto che si oppone all'aumento delle spese militari vuol dire ignorare il programma con cui il M5S si è presentato alle ultime elezioni politiche. A Conte dico di andare avanti: su queste battaglia, se fatte fino in fondo, avrà sempre il mio sostegno». La tensione per ora viene congelata: si va verso una tregua. Il M5s non presenterà al Senato un nuovo ordine del giorno contro l'aumento della spesa militare. Ieri mattina si è svolta una riunione per decidere il da farsi e si sarebbe deciso di evitare forzature con il governo e il resto della maggioranza. «Tuttavia - sottolineano fonti grilline - i senatori voteranno no a un ordine del giorno analogo a quello approvato alla Camera, qualora venisse ripresentato anche a Palazzo Madama».

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