Conte minaccia le Regioni che vogliono aprire. Ma la sua diffida è un'arma spuntata

Scontro sull'ordinanza della Calabria: però Giuseppi rischia tempi lunghi in Consulta Cartabia avverte: "Leale collaborazione". I sindaci dem sparano contro i governatori

Conte minaccia  le Regioni che vogliono aprire. Ma la sua diffida  è un'arma spuntata

In un brillante vecchio film (La seconda guerra civile americana) l'Idaho chiude i propri confini e i carri armati del governo statale si scontrano con quelli del governo federale in un crescendo comico. A sentire i toni bellicosi usati ieri dal premier Conte e dalla governatrice della Calabria c'è da sperare che non si arrivi a tanto.

Il casus belli è l'ordinanza firmata da Jole Santelli che consente la riapertura di bar e ristoranti con tavoli all'aperto. «Iniziative improvvide di singoli enti territoriali, - attacca Conte alla Camera - se comportano l'introduzione di misure meno restrittive di quelle su base nazionale non sono possibili, sono quindi illegittime». Annuncio seguito dalla minaccia del ministro Francesco Boccia di procedere con la diffida, seguita dall'impugnativa, se il provvedimento non verrà ritirato entro stasera. A rincarare la dose i sindaci del Pd, Antonio Decaro, presidente dell'Anci, in testa: «Stanchi del protagonismo regionale». La presidente Santelli dal canto suo non pare impressionata. Conferma l'apertura di bar e ristoranti minimizzando l'impatto sul distanziamento sociale («non ci sarà l'assalto per due tavoli all'aperto») e rincara smarcandosi con un altro provvedimento autonomo: «Chiuderò i confini e bloccherò i rientri».

Un conflitto talmente clamoroso da provocare un intervento pressoché immediato della presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia che si appella al «principio di leale collaborazione» tra Stato e Regioni. Un richiamo importante, perché cita la Costituzione e dunque riconduce immediatamente nell'alveo della Carta un conflitto nascente e potenzialmente devastante. La presidente ci tiene ovviamente a sottolineare di essere super partes, specificando che «sarebbe gravissimo se criticassi un atto del governo». Un'ovvietà dal punto di vista del diritto costituzionale. Ma il fatto che la professoressa Cartabia abbia sentito il dovere di ribadirlo fa capire l'attenzione che dalle parti della Consulta si pone al potenziale scontro istituzionale: «Sarebbe meglio che Stato e Regioni -esorta- si parlassero fra loro prima di sollevare un eventuale conflitto». Già il conflitto. Ma che strumenti avrebbero a Roma per piegare la Calabria? «Una diffida? E a che serve? - si chiede il presidente emerito della Consulta Annibale Marini conversando con il Giornale - l'unica via è sollevare il conflitto Stato-Regione». Il riferimento è chiaro. E fa capire quanto sia stretta la via per il governo: senza un atto formale che invochi il giudizio della Consulta, la Calabria potrà agire liberamente. E un giudizio formale richiederebbe abbastanza da tempo da arrivare, potenzialmente, a epidemia finita. «Del resto - chiosa sconsolato Marini - hanno voluto le Regioni e ora si lamentano se quelle esercitano i loro poteri».

Gli altri governatori stanno alla finestra, per ora non seguono l'esempio dello strappo della Calabria che ha agitato Palazzo Chigi. Eppure l'inquietudine dei governatori rispetto all'azione di Conte è una costante dall'inizio della crisi, inclusa quella di alcuni presidenti di Regioni rosse. I governatori del centrodestra nei giorni scorsi hanno scritto a Conte esternando il proprio disagio. Ma per ora nessuno segue la strada delle riaperture forzate. Ad alzare più degli altri la voce è Giovanni Toti dalla Liguria che replica a Conte: «Improvvido è il governo non le iniziative delle regioni, spesso copiate da altri». A Santelli dà però manforte la Lega: «Conte non alimenti lo scontro istituzionale, sarebbe irresponsabile».

In ogni caso, un pungolo al governo dalla presidente Cartabia arriva: «Congiunto non è un termine giuridico, mi aspetto un'interpretazione autentica del governo, un'ordinanza ministeriale che dia indicazioni chiare sia ai cittadini che alle forze dell'ordine».

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