Conte promette il taglio Iva per coprire il suo flop assoluto

Il premier chiude la kermesse-farsa degli Stati generali. E prova l'ennesimo bluff sulla riduzione delle tasse

Conte promette il taglio Iva per coprire il suo flop assoluto

«Stiamo discutendo in questi giorni un po' sull'Iva perché ritoccare l'Iva, abbassarla un po' potrebbe dare una spinta alla ripresa dei consumi, è un fatto di fiducia». Il premier Giuseppe Conte, ieri nell'ultimo giorno degli Stati generali a Villa Pamphilj, è riuscito finalmente a dare un senso a otto giorni di evitabile passerella, copiando un recente provvedimento del governo Merkel. «Serve una riduzione mirata, significativa e a tempo, per far ripartire subito i consumi in quei settori più penalizzati dal lockdown. Se Conte fa sul serio, noi ci siamo», ha subito commentato Mariastella Gelmini, capogruppo alla Camera di Forza Italia. Peccato che Conte abbia subito precisato che «ancora non è stata presa una decisione».

«Non ci sono state passerelle, abbiamo lavorato senza risparmiarci», ha dichiarato il premier al termine dei lavori. Eppure, vista la presenza canora ieri della popstar Elisa, è difficile definire diversamente la kermesse organizzata con l'intento di raccogliere le proposte per il rilancio del Paese e convogliarle nel Recovery Plan italiano da presentare a Bruxelles per settembre in modo da accedere ai fondi di Next Generation Eu.

«Infrastrutture, alta velocità, piano cashless, rete unica in fibra ottica, rivedere l'abuso d'ufficio, rendere strutturali le agevolazioni per le imprese che investono in innovazione, inclusione sociale». Il premier ha tirato le somme così. Eppure tutte le soluzioni ipotizzate dalle parti sociali erano note già da tempo: Confindustria, Confcommercio, pmi, professionisti e cooperative da mesi non fanno altro che ripetere come un mantra che è necessario un abbassamento delle tasse e uno snellimento della burocrazia. Tant'è vero che la Confindustria del neopresidente Carlo Bonomi ha articolato il proprio programma in un volume, proprio a sottolineare la differenza tra le chiacchiere del Palazzo e l'operosità degli imprenditori.

A dire il vero, un programma per la ripartenza sarebbe stato anche definito: è quello messo a punto dal commissario Vittorio Colao con la sua task force: pletorico per carità (102 punti in 6 macroaree), ma potenzialmente efficace vista la notevole somiglianza con i programmi dei governi Berlusconi (flessibilità nei contratti di lavoro, meno tasse sulle imprese, sanatorie per favorire l'emersione del nero e, soprattutto, grandi opere). Sarebbe stato troppo facile e poi avrebbe spostato la luce dei riflettori sull'ex manager di Vodafone e di Rcs. Sembra non aver sbagliato le proprie mosse il centrodestra nell'aver rifiutato questo tipo di confronto, tutto mediatico e assolutamente privo di contenuti. Certo, ci sarà un incontro istituzionale nei prossimi giorni ma Fratelli d'Italia ha già messo le mani avanti («Meno tasse, meno burocrazia e via le spese inutili dai decreti. Se è così, noi ci siamo», ha dichiarato il capogruppo alla Camera, Francesco Lollobrigida). Ma sarà difficile che ne possa sortire qualcosa di decisivo viste le profonde divergenze sulle priorità. E probabilmente non è un caso che il presidente del Consiglio abbia sottolineato l'opportunità di «incontrarci con ciascuna forza dell'opposizione, con uno spazio dedicato», magari sperando nel soccorso azzurro.

Alla fine questi Stati generali potrebbero essere ricordati per la loro eterogenesi dei fini. Conte avrebbe dovuto riconquistare centralità politica dopo qualche passo falso e invece è riuscito a farsi «maltrattare» un po' da tutti. Dalle istituzioni europee che gli hanno ribadito che, prima di erogare i fondi, vorranno vedere piani dettagliati e seri programmi di riforma, inclusa la riduzione del debito. Da Confindustria che gli ha rinfacciato la scarsa attenzione alle imprese. Mentre Confcommercio gli ha ricordato che sono a rischio un milione di posti di lavoro.

Fossero serviti a maturare nuove consapevolezze su Recovery Fund e sul Mes questi incontri avrebbero avuto un'utilità marginale. Purtroppo non sono serviti a nulla: il premier è condizionato dai Cinque stelle, che di Fondo salva-Stati non vogliono sentir parlare. E, alla fine, l'unica certezza è che «un nuovo scostamento di bilancio è possibile e probabile».

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