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Conte prova a spiazzare il Pd e chiude di nuovo all'accordo

Intanto Nardella fa melina sulla sua discesa in campo Bonaccini cerca l'intesa con il sindaco per il congresso

Conte prova a spiazzare il Pd e chiude di nuovo all'accordo

Lui fa il fantasista, loro giocano a scacchi. Giuseppe Conte fa le finte al Pd. Disorienta i maggiorenti di un partito in transizione. Sale nei sondaggi e confonde le acque, dal reddito di cittadinanza alle alleanze in Lazio e Lombardia. Dall'altro lato di quello che doveva essere il campo largo di Enrico Letta, gli aspiranti segretari continuano a studiarsi in una partita indecifrabile. Dario Nardella riunisce il «partito dei sindaci» dem a Roma, ma non scioglie le riserve sulla sua candidatura. Nel frattempo Stefano Bonaccini lo corteggia e parla di «sinergia» con il sindaco di Firenze.

Il leader del M5s va a Mezz'ora in più su Rai3 e richiude al dialogo con il Pd alle prossime regionali. Una mezza marcia indietro, ingranata dopo gli spiragli fatti filtrare sulla corsa di Pierfrancesco Majorino in Lombardia. Conte continua con il tira e molla: «Majorino non lo conosco, mi dicono sia una persona degna anche su sensibilità che ha per temi che possono essere affini a programmi, valori e linea politica del M5s». Allora l'alleanza si può fare? Manco per niente. «La questione del candidato è da accantonare. Per noi, come in Lazio e in Lombardia, valgono i contenuti e i programmi ma noi non facciamo cartelli elettorali», pressa Conte. Il pentastellato insiste: «Noi non siamo la succursale del Pd». Ai piani alti di Via di Campo Marzio, sede dei grillini, la Lombardia non sembra interessare più di tanto. La Regione è sacrificabile per Conte, che potrebbe anche accontentarsi di correre da solo, con il rischio di raccogliere percentuali modeste, pur di tenere il punto a livello nazionale. «Non possiamo ragionare di alleanze perché abbiamo di fronte un partito che ha avviato una fase costituente e che non si sa che profilo identitario si darà», chiude di nuovo la porta Conte. L'ex premier preferisce attendere il congresso e monopolizzare l'opposizione dura, a partire dalle mobilitazioni contro la smobilitazione del reddito di cittadinanza. «Saremo a Napoli il 2 dicembre per il percettori del reddito», spiega l'avvocato, dissociandosi dalla piazza dem del 17.

E Conte non ha torto quando parla di un partito, il Pd, che non sa ancora quale identità darsi. Chi si attendeva una discesa in campo in prima persona da parte di Nardella, ieri è rimasto deluso. L'ex fedelissimo di Matteo Renzi parla da Roma all'iniziativa «Idea Pd» con accanto altri due sindaci: Matteo Lepore di Bologna e Matteo Ricci di Pesaro. «Ci candidiamo a portare idee e a costruire con pazienza e sacrificio una nuova comunità democratica», dice Nardella. E a chi gli chiede se la sua proposta sia la terza via tra Bonaccini e Elly Schlein risponde: «Non sono la terza via ma da subito ho lavorato per unire le diverse anime del Pd». Non è una candidatura. E infatti il governatore dell'Emilia Romagna prova ad approfittarne: «Sono interessato ai contenuti usciti oggi da Idea Pd a Roma, ho chiesto a Dario Nardella di vederci già nei prossimi giorni, vedo una sinergia e una sintonia che può essere utile al Pd a prescindere dalle candidature». Presto per parlare di un appoggio del sindaco al governatore, ma siamo comunque di fronte a un rimescolamento di carte. Anche perché, negli scorsi giorni, si è parlato di un ticket Nardella-Schlein. Ipotesi che sembra evaporare, proprio nel momento in cui la candidatura della neo-deputata appare vacillante. «Nardella non si candida, o appoggia Bonaccini o va in ticket con la Schlein», dice al Giornale un influente parlamentare del Pd. La nostra fonte conferma le perplessità della sinistra dem su Schlein: «Orlando e Zingaretti hanno dei forti dubbi su di lei». Le alternative sono o una candidatura del deputato Enzo Amendola oppure la discesa in campo di Orlando. E a quel punto Schlein sarebbe costretta a cedere il passo.

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