Conte si ritrova in ginocchio. E dice ancora sì al governo

L'ex premier al ministro in tv: "Non deve dire che siamo anti-Nato". Fico: "La scissione è operazione di potere"

Conte si ritrova in ginocchio. E dice ancora sì al governo

In trappola. Tra chi gli chiede di uscire subito dal governo e i parlamentari che sono rimasti nel M5s che non ne vogliono sapere. In una posizione difficile, tra la tentazione di cavalcare il pacifismo e la mancanza del colpo di reni necessario per passare all'opposizione. Non è una giornata facile per Giuseppe Conte, che sembra essersi ficcato in un vicolo cieco. Dopo giorni di polemiche e penultimatum, anche alla Camera il M5s appoggia la risoluzione sull'Ucraina. Il ministro degli Esteri, seduto vicino a Mario Draghi, sembra gongolare. L'avvocato di Volturara non può fare altro che rispedire al mittente le voci su un'imminente uscita dal governo. «Il sostegno a Draghi non è in discussione», assicura uscendo dalla sede dei pentastellati di Via di Campo Marzio. In serata, a Otto e Mezzo su La7, Conte replica a Di Maio: «Non ho capito quale sia il suo progetto politico, spiegherà meglio questa operazione magari quando cercherà il proprio consenso elettorale».

Spiega che non chiederà le dimissioni dell'ex capo politico dal ministero degli Esteri, «che dovrà interrogare la propria coscienza». Poi affonda il colpo: «Di Maio non si deve permettere di minare l'onore del M5s, dire che siamo anti-Nato è lesivo della nostra immagine, non lo consentiremo più». Quindi la provocazione: «Di Maio per primo dovrebbe essere consapevole del lavoro che si fa per tenere la barra dritta, bisogna anche ricordare i gilet gialli». L'avvocato ribatte sulla collocazione internazionale dell'Italia: «Do un suggerimento a Di Maio, parliamo di collocazione non di allineamento». Sul sostegno all'esecutivo siamo ai penultimatum: «Lo sosterremo fino a quando saremo in condizione di tutelare i cittadini, andrò a trovare Draghi e gli parlerò». Quindi stronca gli scissionisti: «Mi sembra che si punti soprattutto ad occupare uno spazio, ma c'è un affollamento pazzesco al Centro». In serata si riuniscono anche i grillini superstiti in assemblea congiunta. Conte a Controcorrente su Rete4 rivela: «Resti solo chi è convinto dei valori e dei principi del M5s, l'ho detto anche in assemblea ai parlamentari».

A differenza di Conte, Grillo rimane in silenzio e annulla il suo viaggio a Roma previsto per domani. Tra contiani e dimaiani circolano voci apocalittiche sulla possibilità che il Garante, sorpreso dalle proporzioni della scissione, possa addirittura togliere il simbolo a Conte e congelare il M5s. Davanti alla sede dei Cinque stelle, insieme a Conte c'è il presidente della Camera Roberto Fico. «La scissione è una operazione di potere e non politica», attacca Fico. Che poi è lo stesso concetto ribadito da un deputato pentastellato con Il Giornale. «Di Maio ha strumentalizzato i bambini ucraini per giustificare la sua operazione di Palazzo», si sfoga il parlamentare. Sicuramente l'ex premier chiederà un riassetto degli incarichi parlamentari, dato che Ipf può contare su ben quattro presidenti di Commissioni permanenti e due di bicamerali. Stefano Buffagni in mattinata chiede l'uscita dal governo e scoppia la lite durante la riunione dei vertici, scontro poi smentito. Piomba nel caos Davide Casaleggio. «La gestione di Conte è stata disastrosa, nessun risultato può giustificare la perdita dell'85% dei voti alle ultime comunali», dice il presidente di Rousseau al TgLa7. Quindi il consiglio a Grillo: «È arrivato il momento di mettere l'esperienza del M5s in una bottiglia e ricordarla per i meriti e i risultati ottenuti».

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