La buona notizia è che il leader del M5s Giuseppe Conte ha superato il delicato intervento chirurgico cui si è sottoposto. La cattiva notizia è che il ritorno in pubblico dell'avvocato del popolo ripropone una minestra riscaldata: memoria corta (sui fallimenti dei suoi governi) e attacchi alla premier Meloni. Conte rientra in pista, attacca. E dimentica i suoi flop. Nell'intervista al Corriere della Sera - l'ex premier mette nel mirino la squadra di Meloni: Trovo molto grave che, mentre c'è una guerra in Iran e una crisi energetica che mette in ginocchio famiglie e imprese, Meloni faccia vertici a Palazzo Chigi per acconciarsi una legge elettorale che le permetta di vincere. Più che una accelerazione vedo un pantano, con Meloni che vorrebbe andar dritto e Lega e Forza Italia in disaccordo su punti cruciali, non dettagli. Siamo all'anno zero del governo Meloni". Nulla di nuovo. Copione già letto. Tra un'accusa e l'altra, Conte dimentica i disastri fatti nei quasi tre anni di governo. L'eredità più dura sui conti pubblici grazie al superbonus. Nel 2025 la Corte dei Conti, nel giudizio al rendiconto generale dello Stato, ha certificato come la misura grillina costata 165,5 miliardi di euro sia stata la più grande operazione di spreco di soldi pubblici nella storia italiana. Un macigno economico che ha condizionato tutte le leggi di bilancio del governo in carica e che condizionerà anche le prossime manovre finanziarie. Il buco nei conti pubblici aperto dal superbonus ha ridotto i margini di intervento sulla pressione fiscale e su misure per allentare il peso sull'aumento delle bollette dei conflitti. L'altra eredità dei governi Conte, meno d'impatto sui conti, è il reddito di cittadinanza. Un provvedimento che ha drogato il mercato del lavoro soprattutto nel Meridione. C'è un altro capitolo dell'era Conte su cui l'ex premier tende a far calare il silenzio: il Covid. Nel pdcast One more time ha ricordato, con una delicata parentesi personale, il periodo del lockdown: misure draconiane che ridussero drasticamente gli spazi di libertà. Un periodo con tante ombre su cui la commissione d'inchiesta Covid sta provando ad accendere i riflettori. Così come sui miliardi di euro regalati a società cinesi per mascherine inidonee. La commissione vorrebbe audire Conte, in quanto presidente del Consiglio all'epoca.
Ma il leader dei M5s si sottrae, partecipando, da componente, alla commissione. L'ex premier potrebbe dimettersi dalla commissione ed essere ascoltato come testimone. Conte sceglie di parlare al podcast e non in commissione. Dunque, nulla di nuovo. È ritornato il vecchio Conte.