Jonathan Peled, ambasciatore d'Israele in Italia. L'antisemitismo cresce, la strage di Sydney lo dimostra. È stato sottovalutato?
"Ahimè, c'erano tutti segnali e le avvisaglie del caso. Purtroppo, le autorità australiane hanno preso la situazione alla leggera. La strage di Bondi Beach è un campanello d'allarme per tutto il mondo occidentale. L'antisemitismo è un cancro e come tale può espandersi. Deve essere rilevato e trattato per tempo, altrimenti diventa violento e prende il sopravvento".
Come spiega questa recrudescenza di odio esplosa dopo il 7 ottobre?
"C'è stata una lunga campagna, condotta abilmente, per delegittimare Israele negli ultimi vent'anni. Dopo il 7 ottobre è stato molto facile usare Israele come minimo comune denominatore per mobilitare, specialmente in Italia, tutti coloro che sono contro l'establishment e il governo. Gaza e Israele sono solo il mezzo. Tutto ciò è stato poi alimentato da una campagna di disinformazione, parte di una più ampia guerra ibrida, e che si è tradotta in incitamento all'odio contro gli israeliani e contro gli ebrei".
Qualcuno sostiene che questo risentimento sia legato alla guerra a Gaza. È così?
"Ogni guerra è tragica e questa non fa differenza. Noi israeliani abbiamo sofferto e così i palestinesi. Ma da due mesi c'è un cessate il fuoco e non ci sono più combattimenti, tranne sporadici incidenti a Gaza. Eppure continuano a esserci manifestazioni, boicottaggi ed episodi di antisemitismo in Italia e nel mondo. Che la guerra abbia nutrito quest'odio è una giustificazione irragionevole e inconsistente. In Ucraina si sono perse molte più vite ma non vedo mobilitazioni contro la Russia. Eppure la Russia è una minaccia per l'Europa, come lo è l'islam radicale, mentre Israele non lo è".
Vede responsabilità legate alle mosse del governo israeliano e ad alcune posizioni estremiste al suo interno?
"Israele è un Paese democratico, come gran parte delle democrazie europee. Ma le scelte politiche dell'esecutivo israeliano non possono essere una giustificazione per l'odio contro gli ebrei. Gli ebrei italiani sono cittadini d'Italia e qui votano. Non hanno diritto di voto in Israele. Le loro posizioni sul governo israeliano, positive o negative che siano, sono libere opinioni di liberi italiani e mai potranno giustificare le violenze fisiche e verbali nei loro riguardi".
L'onda pro-Pal è cresciuta in tutto il mondo. Abbiamo assistito anche a fenomeni di estremismo come l'assalto alla sede della Stampa. Cosa vi preoccupa del fenomeno pro-Pal?
"È violento e attacca ogni simbolo dei nostri valori democratici: forze dell'ordine, commercianti, giornali, università. Questo non ha niente a che vedere con l'essere pro-palestinesi, ma è anarchismo nella sua forma più violenta. Non c'è nulla di sbagliato nelle manifestazioni, se avvengono nel quadro della legge, dell'ordine e della libertà di espressione. Non vedo però i pro-israeliani, in piazza, chiedere l'uccisione dei palestinesi o attaccare i poliziotti, distruggere e incendiare. Bisogna marcare una linea rossa tra la legittima protesta e le manifestazioni illegittime".
L'Italia è più o meno a rischio di attacchi antisemiti rispetto ad altri Paesi?
"L'antisemitismo è una minaccia globale e l'Italia non è più o meno esposta. Mi lasci esprimere parole di apprezzamento per le autorità e per le forze dell'ordine italiane, per la cooperazione e gli sforzi che compiono per garantire la sicurezza e la protezione della comunità ebraica in Italia".
Cosa potrebbero fare il nostro governo e i governi europei per contenere il fenomeno?
"Tutto comincia e finisce con l'istruzione. I governi possono sicuramente prendere le misure necessarie contro i violenti e contro i discorsi d'odio.
Ogni governo ha la responsabilità di trovare le giuste misure contro tutte le forme di razzismo. Ma posso lanciare un avvertimento: oggi si va contro gli ebrei, domani si andrà contro altre minoranze, dopodomani contro chi la pensa diversamente da me e da lei".