Il gelo. Toghe nere e toghe rosse. Due mondi che fino all'altro ieri si confrontavano, si scontravano a volte, ma che ritrovavano in qualche modo un senso di appartenenza allo stesso universo. E che ieri si invece, all'inaugurazione dell'anno giudiziario di Milano, si raccontano come irreparabilmente distanti. Da una parte gli avvocati, dall'altra i magistrati. In entrambi i mondi, come è noto, esistono i dissidenti, esistono tentativi di dialogo. Ma nell'aula magna del palazzo di giustizia di Milano appare in tutta la sua evidenza una lacerazione nel mondo della giustizia che non ha precedenti e di cui, comunque vada a finire il referendum del 22 marzo, appaiono ardue le speranze di ricucitura,
Applausi quando vengono esposte le proprie tesi. Silenzi eloquenti quando parlano "gli altri", quando chi si alterna al microfono affronta - tra cautele formali e asprezze sostanziali - le ragioni del Sì e del No. Salta anche il galateo istituzionale, la tutela delle forme che in passato garantiva almeno gli apprezzamenti di circostanza. Giudici contro avvocati, le fazioni del No contro quelle del Si. Depurato dalle poche eccezioni interne, lo schieramento in vista del voto popolare sulla riforma si sovrappone quasi perfettamente alle due categorie che vivono quotidianamente il pianeta giustizia.
Il via lo danno i magistrati, quando il presidente della Corte d'appello Giuseppe Ondei affronta il tema che sta davvero alla base della riforma costituzionale: la disparità tra accusa e difesa, la colleganza tra giudici e pubblici ministeri che minerebbe la vita quotidiana delle aule penali."Non è accettabile dire che i giudici sono appiattiti sui pm", dice E dall'alto della gradinata alle sue spalle i magistrati in toga purpurea, i piani alti della giustizia, lo sommergono di applausi.
Il contrario accade quando parlano il ministro Nordio, ed Enrico Aimi che parla a nome del Consiglio superiore della magistratura: e che neanche alla fine dell'intervento, neanche per cortesia, i magistrati dedicano un cenno di ringraziamento. Idem gli avvocati, a parti invertite. Non sarà facile tornare a parlare di giustizia, dopo il 22 marzo.