Dpcm, l'ira delle Regioni: "No alla zona rossa che scatta in automatico"

Tensione in vista dell’incontro tra governo e Regioni per decidere le nuove strette. Il governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, stoppa l’esecutivo sul parametro dell’incidenza settimanale che influirà sui colori dei vari territori

Governo senza pace anche in questo inizio d’anno. Come se non bastassero gli scontri all’interno della maggioranza che stanno minando la tenuta dell’esecutivo Conte ora per il premier si apre un nuovo fronte di scontro con le Regioni. Tema del conflitto è l’emergenza coronavirus e, più precisamente, sul parametro dell’incidenza settimanale, cioè sul numero riscontrati nell’arco di 7 giorni ogni 100mila abitanti. Tale indice influirà sui "colori" delle Regioni: se il dato sarà superiore a 250, infatti, scatterà la "zona rossa" per un determinato territorio.

Mentre è in corso il vertice di governo sul nuovo Dpcm che entrerà in vigore il 16 gennaio, il governatore dell'Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni e delle province autonome, Stefano Bonaccini, è andato all’attacco dell’esecutivo contestando proprio l'ipotesi di interventi sull'incidenza settimanale. L’esponente dem, a margine della sua visita, oggi pomeriggio al punto vaccinale dell'ospedale di Baggiovara, ha spiegato come "quel limite non l'ha chiesto nessuna Regione". Lo stesso governatore ha ammesso che a suo giudizio tale indice non entrerà fra quelli utilizzati "per decidere la colorazione o lo spostamento delle Regioni". Una netta presa di posizione, quella di Bonaccini, che fa capire il clima di tensione che si respira alla vigilia del vertice tra governo e Regioni in programma per domattina alle 10.30. Un appuntamento importante durante il quale, come ha spiegato ancora Bonaccini, "ci confronteremo con il governo e come sempre cercheremo di fare il meglio possibile".

Con l'abbassamento dei parametri relativi all'incidenza settimanale dei casi, ipotesi su cui spingono l’Iss ed il Cts, il rischio di nuove restrizioni è decisamente alto. Le ulteriori strette provocheranno nuovi disagi e danni alle attività come, solo per citarne alcune, bar e ristoranti. Ora si aspetta il parere favorevole delle Regioni stesse. Queste ultime, però, appaiono caute.

In base all'ultimo monitoraggio, ad oggi l'unica Regione che andrebbe automaticamente in zona rossa sarebbe il Veneto, che ieri aveva un'incidenza a sette giorni di 454,31 casi per 100mila abitanti. In bilico l'Emilia-Romagna che ha un'incidenza a 242,44. Situazione al limite anche per la Provincia autonoma di Bolzano (231,36), il Friuli Venezia Giulia (205,39) e le Marche (201). Nessuna Regione al momento è sotto la soglia dei 50 casi ogni 100mila abitanti, quella che farebbe scattare quella che si potrebbe definire "zona bianca" che, come prevede la cabina di regia del ministero della Salute, consentirebbe "il completo ripristino sull'intero territorio nazionale dell'identificazione dei casi e il tracciamento dei loro contatti".

Domani, quindi , si capirà cosa hanno deciso governo e Regioni. L’unica certezza è che il 16 gennaio partirà il nuovo Dpcm che verrà illustrato dal ministro della Salute Roberto Speranza il prossimo mercoledì. L’ipotesi è che si vada verso una zona gialla rinforzata. Nei fine settimana dovrebbe essere confermata la zona arancione anche per le Regioni "gialle". Altro tema da discutere in vista del Dpcm è quello della scuola che vede una spaccatura tra il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ed il Pd. Tante le spine per un governo a rischio crisi per le posizioni di Italia viva.

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