Corsa all'oro senza freni: mai così caro da 7 anni

Il metallo prezioso tocca 1.588,65 dollari l'oncia come nell'aprile 2013. Palladio sui 2mila

Continua il rally dell'oro dopo l'escalation delle tensioni in Medio Oriente. Il metallo giallo ha guadagnato ieri un altro 1,7 per cento, a quota 1.586 dollari l'oncia, ossia il prezzo più alto da aprile 2013. La corsa ai beni rifugio favorisce comunque tutti i metalli preziosi, con il palladio che ha portato le sue quotazioni sul massimo a 2.026 dollari l'oncia. Bene anche l'argento, che ha guadagnato l'1,3 per cento.

Del resto le minacce del presidente Usa Trump, non promettono nulla di buono. The Donald ha detto di essere pronto a colpire l'Iran «in modo sproporzionato» se si vendicherà contro un qualsiasi obiettivo appartenente agli Stati Uniti. E la stessa Moody's sottolinea come ci siano rischi di «choc finanziari ed economici qualora perdurasse la tensione tra Usa e Iran». Gli analisti ritengono però che i due paesi eviteranno un vero conflitto militare «anche se i rischi, negli ultimi giorni, sono notevolmente aumentati».

Ci sono altri fattori comunque che fanno alzare la febbre dell'oro. I verbali dell'ultima riunione della Fed (la banca centrale Usa) hanno evidenziato una economia statunitense robusta che non necessita di aumenti dei tassi di interesse per almeno i prossimi sei mesi. Con il risultato che nelle prime tre sedute di gennaio, ossia prima della crisi tra Usa e Iran, l'oro aveva già messo a segno un rialzo del 4 per cento, che vuol dire la miglior partenza del terzo millennio per questo metallo. Rispetto alla lieve flessione dello scorso novembre il progresso sfiora il 10 per cento. Il 2019 si è comunque concluso bene. Quello appena trascorso è stato infatti l'anno migliore per l'oro dal 2010, con guadagni compresi tra il 18% per il valore espresso in dollari e il 21% considerando il cambio con l'euro. In salita anche lo yen giapponese, considerato una valuta rifugio per eccellenza insieme al franco svizzero. Bene anche il petrolio, ai massimi da 7 mesi, che ha sfiorato i 70 dollari al barile chiudendo però a 68,93 dollari.

Deboli invece le Borse, che hanno dimezzato le perdite dopo l'apertura cauta ma non certo disastrosa di Wall Street, con l'indice Dow in leggera flessione e il Nasdaq rimasto positivo. A trainare il listino Usa è stata Alphabet (Google) che ha messo a segno un rialzo di circa il 2 per cento, portando il titolo ai massimi storici. Quanto all'Europa, Milano ha perso lo 0,51% come Parigi, Londra lo 0,62% e Francoforte lo 0,70 per cento. Naturalmente alcuni titoli hanno tratto giovamento dai venti di guerra. Come Leonardo (+2,8%), sulla scommessa di nuove commesse dal governo Usa mentre l'aumento del prezzo del petrolio ha favorito Eni (+1,5%) e Tenaris (+0,6%). Tra i titoli a minore capitalizzazione, da registrare il gran balzo di Confinvest (+25%), società appunto attiva nell'oro da investimento.

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