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"Dalla Corte quasi un colpo di Stato. Conferma che è inevitabile cambiare"

Il professore di diritto amministrativo, Federico Tedeschini e la Cassazione. "Operazione dilatoria del No per paura degli elettori"

"Dalla Corte quasi un colpo di Stato. Conferma che è inevitabile cambiare"
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"Quasi un colpo di Stato" deciso da un ufficio della Cassazione "di cui almeno due componenti avrebbero dovuto astenersi dal partecipare alla decisione": è questa la valutazione sul provvedimento della Cassazione da parte di Federico Tedeschini, a lungo ordinario di diritto amministrativo alla Sapienza.

Professore, cosa non sta in piedi secondo lei del provvedimento della Cassazione che accoglie le richieste del comitato di "Volenterosi"?

"Nel diritto deve sempre prevalere il senso comune, ed è proprio questo principio il primo a essere violato. Di fatto, la Cassazione ha smentito se stessa. Non c'era nessun valido motivo per cambiare il quesito referendario per il semplice motivo che siamo davanti a un referendum confermativo, non abrogativo. La domanda è semplice, si chiede ai cittadini se vogliono confermare la riforma costituzionale sulla giustizia, la domanda era già chiara nella richiesta di referendum avanzata dai parlamentari e accolta dalla Cassazione".

E adesso cosa succede?

"Il governo ha fatto la scelta più giusta, ha cambiato il quesito come disposto dalla Cassazione ma ha lasciato invariata la data. Al massimo si sarebbe potuti andare al 29, non essendo scritto da nessuna parte che non si può votare la Domenica delle Palme. Un rinvio più lungo non avrebbe avuto alcun senso se non allontanare ancora di più gli elettori dalle urne. Questa operazione dilatoria del fronte del No è figlia della paura di conoscere il parere degli elettori. E credo che questo tentativo di rinviare la consultazione popolare a data da destinarsi equivalga quasi a un colpo di Stato".

Ma un mese in più o in meno cosa cambia?

"Cambia molto. Il vero tentativo è di spostare così in avanti la data del referendum da ottenere che il prossimo Consiglio superiore della magistratura venga eletto ancora con le vecchie regole. Si cerca di fare in modo che per anni la riforma non faccia sentire i suoi effetti".

Buon senso a parte, l'ordinanza della Cassazione tecnicamente sta in piedi?

"È una ordinanza pessima, che viola anche il principio invalicabile di economia degli atti giuridici. La Cassazione stessa aveva deciso i termini del quesito e non c'era nessun motivo valido per modificarli. E la decisione è stata emessa da un Ufficio nel quale sedevano almeno un paio di giudici che dovevano astenersi vista la loro notoria militanza politica e il loro impegno in questi giorni in convegni che sposavano apertamente la causa del No. Viene premiato l'impegno del comitato per il No che si è dato da fare per sostituire un quesito chiaro con uno quasi inintellegibile".

In cosa cambia il nuovo quesito da quello per cui il referendum era già stato indetto?

"Nella sostanza assolutamente in niente, si aggiunge solo il richiamo agli articoli della Costituzione che sono modificati dalla riforma.

Questo rende tutto più confuso, non credo che i cittadini si recheranno a votare portandosi dietro una copia della Costituzione per studiare cosa è cambiato. Questa decisione della Cassazione non fa altro che confermare che una riforma della giustizia è inevitabile, e che si debba votare Si".

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