Cortocircuito sieri: le Regioni nel caos. E anche gli over 60 ora vogliono Pfizer

Eterologa e "libera scelta": richieste di vaccini a mRna e hub in crisi con le scorte. In Sicilia vax-day per anziani con la cura Usa. La Campania: "Totale confusione". Il Piemonte: "Distribuzione da rifare"

Cortocircuito sieri: le Regioni nel caos. E anche gli over 60 ora vogliono Pfizer

Al centralino vaccinale siciliano: «Ho 65 anni, dopo Astrazeneca, posso fare il richiamo con Pfizer?». A quello della Campania: «Ho 62 anni, mi vaccino solo se mi danno Pfizer. Anche Draghi non ha anticorpi dopo Astrazeneca. Che me lo faccio a fare?».

Dopo il messaggio lanciato agli italiani in conferenza stampa dell'altra sera, il premier è ormai tirato per la giacchetta in ogni conversazione sulle modalità vaccinali. La gente è confusa. Ora gli over 60 chiedono alle Ats se si può fare il richiamo con l'eterologa anziché con Astrazeneca. Oppure gli under 60 che erano sdegnati dall'eterologa, ormai non sono più tanto sicuri che il richiamo debba essere fatto con lo stesso vaccino. Draghi ha detto che il «crossing» va meglio. Come corollario, ora che c'è «libera scelta» sulla seconda dose agli over 60, le Regioni sono costrette a ripianificare la programmazione che aveva riprogrammato solo una settimana fa. Ormai gli hub devono tenersi pronti per ogni evenienza e ovviamente si fanno le acrobazie per accontentare tutti. «Siamo nella confusione più totale», dicono gli organizzatori nella regione di De Luca. «Bisogna rimodulare la distribuzione dei vaccini» replica il Piemonte. Piovono le rinunce. Persino in Lombardia, ci sono state 12 mila rinunce in quattro giorni tra gli appuntamenti delle seconde dosi. Per la terza età, invece, non si ammettono deroghe, c'è solo Astrazeneca, nulla è cambiato.

Situazione ben diversa in Lazio dove ognuno ha sempre scelto il vaccino che ha voluto (prenotandosi nell'hub dedicato) a dispetto delle raccomandazioni nazionali per fasce di età. Forse è per questo che Mario Draghi, può fare l'eterologa a 70 anni. Oltre a lanciarla come un'ottima soluzione, il premier può effettuare il mix proprio perché vive in Lazio. Se fosse stato lombardo, non avrebbe potuto: ogni età ha il suo vaccino. Ma non è solo il Lazio a fare lo slalom tra le regole, proponendo alternative a qualsiasi fascia di età (salvo poi fare open day ai ragazzini per smaltire troppe dosi di Astrazeneca stipate nei frigoriferi). La Sicilia, per esempio, deve vaccinare ancora 182 mila persone nella fascia 60-69, circa il 30% della platea. E per seguire le indicazioni di Figliuolo e accelerare la campagna di immunizzazione, da oggi, in tutta l'isola, parte la tre giorni di porte aperte, senza prenotazione, per gli over 60 e i fragili solo con i vaccini a mRna. In questo modo si spera che la diffidenza iniziale verso Astrazeneca sia superata con un prodotto che non provoca pericolose trombosi neppure in casi rari. In Piemonte invece, restano più ligi alle regole e negli open day per le fasce ancora a rischio propongono la monodose Johnos&Johnson dedicata ai 220 mila della fascia 60-69. Anche in Campania, dove hanno già vaccinato 3 milione mezzo di cittadini, non riescono a sfondare tra i giovani-anziani. Il 50% della fascia 60-69 rifiuta il vaccino per la cronica diffidenza verso Astrazeneca. «Se ci dessero più dosi faremmo come in Sicilia», ci spiegano all'Unità di crisi. «Ma abbiamo i richiami da fare, non possiamo spostare su altre categorie i vaccini a mRna».

L'unica nota positiva, in questo cambio di passo nell'utilizzo di Pfizer e Moderna per le fasce più giovani, è la possibilità che qualcuno ci ripensi e si metta in fila per farsi vaccinare. Come in Sicilia e in Sardegna, dove solo il 50% degli insegnanti hanno fatto la prima dose, spaventati dalle ripercussioni negative di Astrazeneca. In Liguria e in Umbria invece tre insegnanti su dieci non è ancora immunizzato. Ma ci sono regioni in cui persino i sanitari non rispondono alla chiamata vaccinale, ora diventata obbligatoria. A Trento il 12% ha disertato, così pure in Friuli Venezia Giulia. E comunque solo dodici regioni hanno raggiunto il 100 di copertura.

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