Così il deputato Pd aiutava gli amici dell'ex brigatista Etro

Gero Grassi (della commissione Moro) trovò casa alla donna raccomandata dal terrorista

Dice Gero Grassi, vecchio democristiano figlio di democristiani, e fino al 2018 deputato del Partito democratico: «Raimondo Etro è un cretino. E il favore che ho fatto a lui lo avrei fatto a chiunque». La voce non tradisce imbarazzo né turbamento. Eppure il Raimondo Etro di cui parla è proprio lo stesso Etro che in questi giorni riempie le cronache dei giornali: l'ex Br che si è fatto cacciare da una trasmissione tv per avere detto che è «meglio avere le mani sporche di sangue che di acqua». E che, come si è scoperto subito dopo, vive con il reddito di cittadinanza, mantenuto da quello stesso Stato che voleva abbattere a raffiche di Skorpion.

Ma cosa hanno a che fare l'ex brigatista e il deputato del Pd? Quali favori ha chiesto Etro, e perché Grassi ha deciso di spendersi a suo favore? Di mezzo, a quanto pare, c'è una vicenda umana: una persona amica del terrorista, a rischio sfratto e di venire privata del figlio. Non è chiaro a che titolo Grassi intervenga ma per sua stessa ammissione fa sentire la sua voce al sindaco del piccolo paese, Ruvo di Puglia, dove vive la donna. E il problema - chissà come - si risolve.

Più chiaro è invece il contesto in cui Grassi e Etro si sono conosciuti, e hanno maturato una confidenza tale da spingere l'ex Br a rivolgersi all'onorevole per chiedere aiuto. E' un contesto decisamente istituzionale: Grassi infatti è stato il promotore della Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Moro, che avrebbe dovuto fare luce sui (presunti) misteri irrisolti del sequestro e dell'uccisione dello statista democristiano (al quale Grassi, che è della provincia di Bari come Moro, è legato da una sorta di devozione). Davanti alla commissione sono sfilati, magistrati, poliziotti, parenti delle vittime. E un drappello di figure storiche delle Br, tra cui appunto Etro. Che con le sue dichiarazioni davanti alla commissione ha alimentato le tesi di chi sostiene che la vera storia del caso Moro sia ancora in larga parte da scrivere, soprattutto per quanto riguarda il ruolo degli apparati dello Stato. Dopo avere testimoniato davanti alla Commissione, Etro e Grassi sono rimasti in contatto. Così nel 2017il brigadista manda una mail alla portavoce di Grassi chiedendo un intervento a favore della sua amica. La prima risposta dell'onorevole deve essere stata brusca, tanto che il 23 aprile Etro deve insistere: «Avevo chiesto un semplice intervento soltanto per una questione umanitaria che non avrei mai chiesto per me» scrive. La mattina dopo, dalla sua mail, il deputato piddino risponde: «In merito al caso di Ruvo di Puglia, cosa crede io possa fare? Il suo amico mi ha detto oggi di parlare col sindaco. Lo farò». E l'intervento avviene, rapido ed efficace: tanto che il 28 aprile il vecchio brigatista scrive all'onorevole un messaggio carico di gratitudine: «Ho saputo che la persona di Ruvo di Puglia ha avuto una sistemazione più che soddisfacente e ha mantenuto la tutela sul figliolo. Vorrei ringraziarla anche a nome suo». Volevano fare la rivoluzione, oggi chiedono piaceri ai notabili del paese.

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Commenti

ItaliaSvegliati

Gio, 20/02/2020 - 14:48

E i soci m5s procurano il reddito di cittadinanza....

Giorgio Colomba

Gio, 20/02/2020 - 14:48

Naturale solidarietà interna all'album di famiglia.

Ritratto di 02121940

02121940

Gio, 20/02/2020 - 16:16

Non è una novità. Abbiamo anche un ex brigatista, di quelli che hanno ammazzato i poliziotti di scorta a Moro, che percepisce il reddito di cittadinanza, ma per non fare niente (per fortuna).