"Così Mescolini rallentò l'inchiesta su Bibbiano e Pd"

I pm di Reggio Emilia al Csm: "L'ufficio era disorganizzato"

"Così Mescolini rallentò l'inchiesta su Bibbiano e Pd"

Indagini ignorate, perquisizioni rimandate, una Procura spaccata e sputtanata sui giornali locali. Quanto sono lontani i tempi in cui alcuni magistrati manifestavano apertamente contro il centrodestra e Silvio Berlusconi salvo poi dire «le mie idee non impediscono la mia indipendenza di giudizio». D'altronde, dopo l'inchiesta sull'ex pm Luca Palamara che ha rivelato a tutti la rete di fitti rapporti tra politica (di sinistra) e magistratura, il Csm non può più fare spallucce di fronte al solo sospetto di parzialità. Tanto più se, come nel caso di Mescolini, salta fuori una incredibile ipotesi. Che cioè l'ormai ex procuratore capo di Reggio Emilia abbia volutamente traccheggiato su alcune indagini per non mettere in imbarazzo il Pd, partito per cui il magistrato simpatizzerebbe, anche per aver lavorato come consulente con un importante esponente Pd nel 2006 al ministero dell'Economia.

Leggendo il dispositivo della prima Commissione con cui l'organo di autogoverno della magistratura ha deciso di spostare Marco Mescolini dalla Procura di Reggio Emilia per «incompatibilità ambientale» si capisce quanto è stato imbarazzante per i suoi pubblici ministeri. Anche se le prime vittime del comportamento di Mescolini, censurato dal Csm con un provvedimento di allontanamento, sono le vittime dei processi e delle indagini messe in congelatore. Come l'inchiesta Angeli e Demoni su Bibbiano, il Comune a guida Pd in provincia di Reggio Emilia: «Nell'indagine si dovevano fare le notifiche degli avvisi di conclusione indagini a gennaio - scrive il Csm - ma il dottor Mescolini non voleva perché c'erano le elezioni regionali». Ed è naturale che l'inchiesta su Bibbiano, che ha scoperchiato il bubbone degli affidi illeciti di minori, strappati alle famiglie sulla base di prove costruite a tavolino con la complicità di alcuni operatori dei servizi sociali di Bibbiano tra cui l'ex responsabile dei servizi sociali della Val d'Enza Federica Anghinolfi. Su tutti il caso agghiacciante di una bambina strappata ingiustamente alla famiglia naturale e affidata a una coppia di lesbiche, che a detta della bambina si concedevano in effusioni davanti a lei, non senza devastare emotivamente e psicologicamente la piccola. Un'indagine delicatissima di Procura e carabinieri, in cui ad alcuni bambini sarebbe stato fatto il lavaggio del cervello insinuando in loro inesistenti abusi subiti. Eppure uno dei pm che conduceva le immagini sarebbe stato messo in difficoltà per la scarsa organizzazione degli uffici, definiti dal Csm «in stato di abbandono e senza coordinamento effettivo delle indagini dei diversi sostituti».

In più l'ex capo della Procura avrebbe posticipato una perquisizione in una indagine sui bandi del Comune reggiano, anch'esso a guida Pd, spacciando alcune scelte come «condivise con l'ufficio» e che in realtà i colleghi del magistrato avevano percepito «un tentativo di favorire (o comunque non pregiudicare) la candidatura del sindaco uscente democrat. Insomma, la giustizia a orologeria esiste. E stavolta lo dice il Csm.

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