La lezione della Nazionale a Letta e alla sinistra

Gli azzurri rivendicano la scelta di aver agito in base alla libertà di coscienza prima della partita contro il Galles. Ma a Wembley le cose potrebbero cambiare

La lezione della Nazionale a Letta e alla sinistra

All'Europeo più politicizzato di sempre l'Italia è tra le poche federazioni a mantenere la schiena dritta. O almeno a provarci. Le polemiche scaturite dalla "libertà di coscienza" lasciata agli azzurri in merito al gesto di inginocchiarsi prima del fischio di inizio delle partite, che ha letteralmente spaccato in due la Nazionale nel match contro il Galles (in 6 sono rimasti in piedi), non accennano a placarsi.

Dopo il chiarimento del presidente della Figc, Gabriele Gravina che aveva escluso qualsiasi imposizione sull'argomento ("Inginocchiarci a Wembley? Non può essere frutto di una scelta di politica federale, ognuno sceglie per sé"), interpretando peraltro alla lettera la volontà più volte ribadita dall'Uefa di non obbligare nessuno (il protocollo pre-partita lo prevede, in chiave del tutto facoltativa), il caso è sfociato in politica, scatenando l'ennesimo botta e risposta tra Enrico Letta e Matteo Salvini.

Il segretario del Pd, ospite a Otto e mezzo di Lilli Gruber su La7, è stato lapidario: "Vorrei fare un appello ai nostri giocatori: che si inginocchino tutti, perché francamente l'ho trovata una scena pessima. Se si mettono d'accordo sugli schemi di gioco, si mettono d'accordo anche su quello, è meglio anche perché i gallesi erano tutti inginocchiati, gli italiani no".

Il ragionamento di Letta, oltre ad essere campato per aria (come si può paragonare una scelta etica e comportamentale all'adesione ad uno schema tattico?), parte dal presupposto che siccome gli altri lo fanno, in blocco, dovrebbero farlo anche gli azzurri. Senza se e senza ma.
"Lascio a Letta i suoi processi ai giocatori italiani - replica Matteo Salvini a Quarta Repubblica su Rete 4 -. Il razzismo si sconfigge inginocchiandosi? 8 su 10 dicono di no. Quella è roba da radical chic alla Saviano".

A schiarire ancor più le idee a Letta e compagni, ci ha pensato Paolo Corbi, responsabile della comunicazione della Nazionale: "A nome di tutta la squadra ribadiamo che siamo contro ogni forma di razzismo. Aderire o meno ad una forma di protesta per quanto simbolica non vuol dire ignorare la lotta al razzismo". Insomma, evitare di mostrarsi in un gesto di sostegno ad un movimento internazionale, come quello del Black Lives Matter, che ha i suoi canoni ideologici, la sua narrativa e pure i suoi eccessi, non significa automaticamente essere razzisti.

Ciò detto, però, dalle parole di Corbi sembra trapelare una certa insofferenza da parte della Nazionale a seguito delle veementi polemiche scatenate principalmente sui social: "Quanto al fatto che a inizio gara qualcuno si sia inginocchiato e altri no c'è stata un po' di confusione, i calciatori erano tutti concentrati su una partita per noi decisiva perché metteva in palio il 1° posto nel girone e per il prosieguo dell'Europeo, fra l'altro con 8 cambi... Quindi, da quanto abbiamo ricostruito, non eravamo del tutto preparati a quel momento. Per il futuro se ci saranno altre occasioni la squadra si confronterà al suo interno e prenderà una decisione univoca che sarà messa in pratica da tutti".

Insomma, vedremo cosa accadrà sabato a Wembley prima del match contro l'Austria. Anche se con ogni probabilità una nuova spaccatura verrà evitata. O tutti in piedi, o tutti in ginocchio. Con la seconda ipotesi oggettivamente più probabile. La speranza, invece, è che l'ammirevole coerenza dell'Italia vista fino ad ora non venga sacrificata sull'altare del conformismo.