Così Renzi farà la guerra alla Libia aggirando il voto delle Camere

Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti sono già sul terreno. L'Italia è pronta a fare la propria parte. E, impiegando i gruppi d'élite, Renzi non dovrà nemmeno chiedere il voto al parlamento

Soldati italiani in Afghanistan (foto di Mauro Consilvio)
Soldati italiani in Afghanistan (foto di Mauro Consilvio)

Fino a oggi l'Italia è rimasta a guardare. Intanto in Libia i tagliagole dello Stato islamico guadagnano terreno e seminano il terrore. Nell’ambito di "una missione militare di supporto su richiesta delle autorità libiche", i corpi militari speciali italiani potranno entrare in azione grazie a una legge approvata lo scorso novembre dal parlamento che permette ai gruppi d'élite di agire "seguendo la catena di comando dei servizi segreti".

Lunedì prossimo un centinaio di parlamentari di Tobruk potrebbero dar vita a un governo di unità nazionale che chieda alle Nazioni Unite di intervenire per la stabilizzazione la Libia. Secondo il Corriere della Sera, l'Italia starebbe aspettando questo passo per impegnarsi militarmente. Un impegno a lungo richiesto dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama al premier Matteo Renzi. Un'eventuale "cornice" disegnata dall’Onu permette alle norme in vigore di evitare il voto delle Camere. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti si limiterà a fare un'informativa alle commissioni Esteri e Difesa.

Secondo Fiorenza Sarzanini, l'Italia "schiererà le navi già in attività di perlustrazione del Mediterraneo, un aereo cisterna, i Tornado di stanza a Trapani e due sommergibili" e userà "le basi militari del Sud, compresa Pantelleria dove da tempo sono insediati numerosi militari statunitensi". "Gli specialisti del Comsubin e del Col Moschin ma anche i parà della Folgore potranno agire grazie alle stesse 'garanzie funzionali' degli 007 che la legge ha concesso loro con il provvedimento varato a larga maggioranza proprio in previsione di un possibile impegno in Libia - si legge sul Corriere - l'autorizzazione viene data dal capo del governo, che naturalmente si coordina con il ministro della Difesa".

L'Italia ha chiesto più volte il comando della coalizione anti Isis. I continui rinvii rischiano, però, di sfumare questa ipotesi. D'altra parte Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna sono sul campo già da settimane. In ogni caso Renzi è disposto a impiegare almeno 3.000 soldati a "protezione dei siti sensibili come gli impianti energetici, i giacimenti, gli oleodotti, ma pure le ambasciate, i palazzi istituzionali, gli ospedali".

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