Covid, bordata di Sala a Conte: "Il governo non ci coinvolge"

Il sindaco di Milano lancia l'allarme sul Recovery Fund: "Dobbiamo correre". E non scioglie la riserva sulle prossime elezioni: "Ma non sto pensando ad altro"

Covid, bordata di Sala a Conte: "Il governo non ci coinvolge"

Beppe Sala non si tira indietro. E quando gli chiedono se Palazzo Chigi sta rendendo partecipe le città nella gestione del Covid, e quindi nell’investimento delle risorse del Recovery Fund (se mai arriveranno), non risparmia una bordata rivolta “a Roma”. “Il governo non ci sta ancora coinvolgendo in maniera sufficiente”, dice senza mezzi termini. E non nasconde nemmeno la preoccupazione per il ritardo accumulato dall’Italia nella “progettualità” con cui spendere i soldi che (forse) arriveranno dall’Europa.

“Bisogna lavorare di più insieme - dice il sindaco - soprattutto nel rapporto tra governo e città. Pensate al Recovery Fund. Ad oggi questa parola magica è solo una definizione con una cifra dietro, ma ci sono tanti ‘però’. Perché i soldi arriveranno solo se ci sarà una progettualità corretta, non è che te li danno a prescindere”. Una programmazione chiara, ad oggi, Sala ancora non la vede nonostante le tante promesse di Palazzo Chigi. I dubbi del sindaco meneghino sono tanti. E riguardano anche le capacità effettive del sistema Paese di far fronte alla sfida dei finanziamenti Ue. “Negli ultimi anni siamo stati più abituati a tagliare che a investire - ragiona - e per spendere nella pubblica amministrazione bisogna avere tecnica e procedure. Io con Expo ho imparato tantissimo. Ma il punto è: a Roma quanto si investiva fino a poco fa? 15 miliardi l’anno? Ora ne arriveranno 200 di miliardi. Mi domando: i ministeri hanno la macchina per gestirli?”. Il sindaco non lo dice direttamente, ma lascia trapelare tutto il suo scetticismo. Per questo chiede il coinvolgimento della città, più radicate sul territorio e in grado di indicare progetti da mettere a bilancio. Sono soprattutto i tempi a preoccuparlo. “In Francia il programma è approfondito e le linee guida sono già chiare”, dice. In Italia invece è ancora tutto a campa cavallo: “Noi dobbiamo correre. Il governo deve fare questo chiarimento, dare delle linee guida e fidarsi di noi per costruire il progetto di investimento”.

Beppe Sala è intervenuto ieri sera nella sala della Stampa estera di Milano durante la presentazione del libro “Next Stop Rogoredo” scritto da Micaela Palmieri ed incentrato sul tema della droga. All’evento - organizzato da Eureca, moderato da Andrew Spannaus e con la partecipazione di Angelo Polimeno Bottai - il sindaco ha parlato di Milano, delle periferie e dello spaccio come “problema universale” in cui il famoso “boschetto di Rogoredo” è solo “una goccia” nell’oceano. Un problema che Sala pensa si possa risolvere con un lavoro di lungo periodo. Così come molto tempo servirà per superare gli effetti sociali ed economici della pandemia. Perché Milano “paga un prezzo alto” e molto ci sarà da fare per tornare ai ritmi del passato. La domanda dunque sorge spontanea: sarà ancora Sala a guidare la città? Le elezioni sono previste per il 2021, mancano poco meno di otto mesi. Ma l’ex commissario di Expo non intende ancora sbilanciarsi. “Fare il sindaco non è un piano B e non sto pensando ad altro - dice al Giornale.it - Dal punto di vista politico non c’è niente con cui farei a cambio, mi sento concentrato su questo lavoro. Se non ho ancora deciso, non è perché mi devo far desiderare: non lo sto ancora dicendo perché vedo una situazione difficile, perché penso che la campagna elettorale sarà diversa dall’ultima, più breve e meno costosa, e perché io per ora sto sul pezzo”. Cioè è concentrato sulla città. Poi tra “non molto” scioglierà la riserva.

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