Covid nato in laboratorio. Appello degli scienziati per una nuova inchiesta

Su "Science" la lettera di 18 luminari chiede indagini su Wuhan. Troppe le zone d'ombra

Covid nato in laboratorio. Appello degli scienziati per una nuova inchiesta

La pandemia di Covid-19 potrebbe avere avuto origine da una fuga del virus da un laboratorio, magari quello segreto di Wuhan? Non è il caso di escluderlo. Scienziati eminenti - ricercatori di centri universitari di eccellenza come Stanford, Harvard, il Massachusetts Technology Institute (Mit) e Cambridge - hanno scritto una lettera alla rivista Science per contestare la pretesa verità ufficiale che lo esclude quasi al cento per cento. Una versione accreditata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e da altri scienziati, secondo cui la probabilità che la pandemia da coronavirus sia partita da contagio animale verso l'uomo sfiora la certezza.

Viceversa, secondo gli estensori della lettera tra i quali figurano il genetista di Cambridge Ravindra Gupta che coordina il lavoro fatto in Gran Bretagna per contrastare le varianti del Covid e l'epidemiologo di Harvard Marc Lipsitch, «le teorie di un rilascio accidentale da un laboratorio rimangono plausibili». Già nel febbraio 2020, a poco più di un mese dall'esplosione dell'epidemia nella città cinese di Wuhan, un gruppo di scienziati aveva criticato severamente in una lettera all'altra autorevole rivista scientifica The Lancet «il diffondersi di teorie cospiratorie che implicano l'ipotesi che il Covid-19 non abbia un'origine naturale». Da allora chiunque avesse portato argomenti a sostegno della tesi di uno spillover da un laboratorio cinese attivo nella ricerca con fini militari ha subito critiche al limite del disprezzo, e l'evidenza di una scarsa trasparenza sull'argomento da parte delle autorità di Pechino non ha mai ricevuto adeguata considerazione. Ieri però, i 18 virologi firmatari del documento inviato a Science hanno sottolineato l'esistenza di «un'atmosfera tossica» intorno a questo tema, e soprattutto hanno affermato la loro volontà di parlarne - e di farne parlare - apertamente.

Il punto che hanno rimarcato è l'insufficienza di informazioni per poter sostenere qualsiasi posizione certa sull'origine della pandemia. «Chiunque sostenga l'una o l'altra posizione in modo categorico ha detto il microbiologo di Stanford David Relman, che ha preso l'iniziativa della lettera - in realtà non dispone dei dati sufficienti per farlo» e si comporta dunque in modo per definizione antiscientifico. Molte ipotesi rimangono credibili, ha ribadito il professor Relman, ed è essenziale per la ricerca della verità su questa tragedia mondiale che gli scienziati di tutto il mondo ci lavorino «con mente aperta». Il che significa, appunto, non sposare alcuna tesi preconcetta, ma allo stesso tempo non escluderne alcuna.

«Teniamo conto - ha aggiunto Relman - che il laboratorio dell'Istituto di Virologia di Wuhan svolgeva ricerca sui coronavirus in epoca pre-pandemica. E che sappiamo bene che gli incidenti di laboratorio accadono assai più spesso di quanto chiunque voglia ammettere. Anche nei migliori laboratori, anche negliStati Uniti».

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