Il ministero della Salute fa marcia indietro. Una mossa inattesa, ma rilevante. Dopo aver subito la sconfitta al Tar, dopo aver pubblicato i verbali segreti della task force e dopo aver impugnato la sentenza al Consiglio di Stato, il dicastero di Speranza alza bandiera bianca. Batte in ritirata. A inizio luglio, infatti, l’avvocatura dello Stato ha rinunciato al ricorso accettando così il corso degli eventi di quella che FdI considera una "vittoria".
Tema del contendere, i lettori del Giornale.it lo ricorderanno, sono i verbali della task force istituita a gennaio 2020 da Speranza. Si tratta di un tavolo di super esperti per aiutare il ministro: lì vengono date indicazioni, analizzati i numeri e indirizzata la politica sanitaria italiana. Ma nessuno sa cosa si siano detti precisamente. Il deputato Fdi Galezzo Bignami allora a fine 2020 fa un accesso agli atti per poter leggere i resoconti di quelle riunioni. Il ministero risponde picche, lui ricorre al Tar e vince: i verbali vengono pubblicati lo scorso giugno, rivelando non poche novità sulle prime fasi di lotta al Covid.
Il Tar sconfigge il ministro Speranza: deve dare i verbali delle task force CovidFaccenda finita? No, perché il ministero non contento della sconfitta, aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato contro una sentenza considerata “errata e illegittima”. Gli avvocati di Speranza erano convinti infatti di essere nel giusto. E che l’eventuale passaggio in giudicato della sentenza avrebbe costituito "un pericoloso e erroneo precedente”. Insomma: per sentir dichiarare “la legittimità” della condotta, il ministero chiedeva di rigettare il ricorso di Bignami annullando la sentenza del Tar. Possibilmente, anche stabilendo “quali siano i dati e i documenti” della Pa di cui è possibile richiedere visione per il cittadino.
"Via i nomi": cosa voleva nascondere SperanzaL’avvocatura ritiene infatti che i “resoconti” della task force non siano “documenti ufficiali”, ma solo brogliacci informali “redatti da un funzionario, di volta in volta presente alla specifica riunione, che annota sinteticamente i diversi interventi ma non trascrive testualmente o comunque puntualmente gli interventi stessi”. Inoltre quei verbali non sarebbero stati neppure “letti, approvati e sottoscritti” dai presenti, tanto che prima di pubblicarli online l’avvocatura aveva provato a nascondere i nomi dei partecipanti. Insomma: essendo il frutto di attività consultiva del ministro e non avendo “un minimo di caratteristiche formali”, neppure un numero di protocollo, il dicastero non era obbligato a mostrarli a nessuno tramite "accesso civico". Neanche ad un parlamentare. “Vi è il rischio - scriveva l’avvocatura - che a qualunque scritto, anonimo, apocrifo o magari artefatto venga dato generale conoscibilità, pur se in concreto estraneo o irrilevante ai fini dell’agire amministrativo; che vengano resi pubblici atti intesi a contribuire all’esercizio delle funzioni di indirizzo politico, che, per natura, richiede, nella fase di elaborazione delle scelte, riservatezza”.
Task force pandemica, scontro sui verbali "Da quelle pagine mancano molte cose..."L’Avvocatura, a leggere le carte, sembrava convinta delle sue ragioni. Tanto da chiedere a Palazzo Spada di “riformare la sentenza del Tar” e respingere l’originario ricorso di Bignami. Era il 4 giugno del 2021. Un mese dopo, però, il ministero ha cambiato idea e ha deciso di rinunciare all’appello perché non ravvisava più interesse a procedere nella battaglia legale. Un punto a favore di Fdi, dice Bignami, ma non finisce qui: “Noi chiediamo trasparenza dall’inizio della pandemia - dice al Giornale.it l’onorevole - Non l’hanno mai data. Non hanno mai risposto alle nostre richieste. Non hanno mai spontaneamente adempiuto ai loro doveri”. Ora l’obiettivo è ottenere trasparenza sugli appalti durante la pandemia: “Vogliamo sapere se chi determina le scelte che condizionano tutti noi ha dei conflitti di interessi con chi sta facendo valanghe di soldi imponendo agli italiani obblighi e vincoli. Questa sarà la nostra prossima battaglia che intendiamo vincere come le altre”.
