Crescono i "no" a Draghi: ecco cosa succede

Gruppo Misto (ma anche pezzi consistenti di Pd e 5Stelle) si compattano sul "no" al trasloco di Mario Draghi al Quirinale

Crescono i "no" a Draghi: il Gruppo Misto si compatta

I Gruppi Misti di Camera e Senato sono realtà composite ma almeno una convergenza interna esiste: il fermo "no" al trasloco di Mario Draghi al Quirinale. Certo, c'è qualche abisso argomentativo ma basta prestare attenzione per ascoltare un coro unanime.

Il senatore Massimo Berutti, che è iscritto a Coraggio Italia, ricorda al Giornale di essere da sempre un uomo di centrodestra, dunque di rispettare logiche e pronunce dell'area. Tradotto: "Sì" ad una ipotesi di centrodestra e Draghi - come dicono Lega e Fi - al governo. C'è maretta persino dalle parti di certo Pd: l'onorevole Tommaso Cerno, che dal Misto ci è passato, rivela di pensarla "molto peggio" di quanto raccontato da un retroscena del Foglio su una piadina trangugiata alla buvette del Senato. Qualcosa di più, insomma, di un "Draghi non lo votiamo, è chiaro?".

Poi c'è il magma post grillino. L'on. Rosa Menga, de L'Alternativa c'è, è lapidaria: "Mario Draghi ha cucito addosso, per indole e curriculum vitae, il ruolo dei garante dei mercati, anche a scapito dei cittadini". Sembrano i toni delle prime piazze pentastellate. L'ex sottosegretario contiano Alessio Villarosa spiega come l'ex giudice costituzionale Paolo Maddalena - la figura che quel lato di campo ha votato in queste prime chiame - sia "l'esatto opposto di un banchiere che ha favorito le privatizzazioni delle nostre migliori aziende pubbliche". Il deputato Pino Cabras, altro post-grillino, afferma che Draghi vorrebbe "blindare un sistema interamente consegnato al vincolo esterno europeo".

I toni della prima fase pentastellata sono sparpagliati ma resistono tra le sacche recondite del Parlamento. Tanti parlamentari del Misto, al netto delle collocazioni, insistono sulla secca contrarietà a Draghi come presidente della Repubblica. L'ex ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti ha votato la prima fiducia al governo d'unità nazionale ma per il Quirinale preferisce Maddalena.

Il senatore Emanuele Dessì, che ha resuscitato il Partito Comunista in Parlamento, dice la sua senza troppi fronzoli: "No a Draghi, perché sta calpestando la Costituzione ogni giorno". Se ci si sposta verso gli emisferi magari tangenti, la sostanza cambia di poco: "Riteniamo utile ed opportuno che Draghi continui nella sua opera di supporto all'Italia durante la pandemia", annota il senatore Gianmauro Dell'Olio che è rimasto nel MoVimento 5 Stelle e che è un contiano doc.

Un onorevole grillino, che è invece più vicino al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ne fa una questione di numeri: "Qualche defezione tra di noi, in caso di candidatura di Draghi, ci sarà. Se dal centrodestra non garantiscono i numeri, salta. Con questo rischio non possono portarlo in Aula: sarebbe una catastrofe". Dal Pd parla l'onorevole Martina Nardi, che nel recente passato ha già svelato di preferire Draghi a Chigi, e si sbilancia appena: "Non ci sono molte strade". Una, che è quella che porterebbe al trasferimento del premier al Quirinale, è un acceleratore naturale delle urne, con la conseguente esclusione dal Parlamento degli ex renziani rimasti tra i Dem.

Più passa il tempo, più i "no" all'ipotesi trasloco al Colle vengono pronunciati a microfoni aperti senza tante preoccupazioni.

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