Continua a crescere il denaro che i lavoratori immigrati residenti in Italia rimandano nel loro Paese. A certificarlo sono i dati della Banca d'Italia, che evidenziano come nel terzo trimestre del 2025 le cosiddette rimesse sono aumentate a quota 2,2 miliardi di euro (+1,1% sullo stesso periodo dell'anno precedente). L'incremento è dettato essenzialmente dal traino dell'Asia, dove il primo Paese destinatario di rimesse è il Bangladesh al quale è andato il 19,2% dei flussi in uscita nei quattro trimestri terminati a settembre. Quasi tre volte il secondo Paese: il Marocco, al quale vanno il 6,7% delle somme. Il Nord Africa sta crescendo ed è l'area del mondo che vede un incremento dei flussi maggiore (+8,4%) pur avendo valori assoluti inferiori all'Asia. Il podio si completa con le Filippine, dove va a finire il 6,6% del dato totale.
Il tema delle rimesse degli immigrati è stato dibattuto a livello politico. Non a caso la senatrice di Fratelli d'Italia, Francesca Tubetti (in foto), ha presentato un emendamento alla manovra (poi approvato con la legge di bilancio) per correggere alcune storture che derivano dal fenomeno delle rimesse degli immigrati nei loro Paesi d'origine. In un'intervista rilsciata a Il Giornale, la senatrice aveva spiegato che la legge avrebbe posto fine "alle ingiustizie verso chi sceglie di mantenere i propri risparmi in Italia e in Unione europea". Nel testo della normativa, si stabilisce che i soldi trasferiti attraverso i money transfer all'estero devono essere conteggiati nella componente patrimoniale da tenere in considerazione ai fini della determinazione dell'Isee, che è la fotografia patrimoniale necessaria per poter accedere a tanti servizi di welfare. In buona sostanza, i soldi inviati all'estero con i cosiddetti money transfer da quest'anno non sono più considerati come soldi spesi, ma come fondi risparmiati ai fini fiscali. Questo inevitabilmente ha delle ricadute pratiche sulla vita di tutti i giorni dal momento che evita che alcuni cittadini - quelli che inviano denaro al di fuori dell'Unione europea - siano avvantaggiati rispetto ad altri nelle graduatorie per l'accesso alle case popolari o agli asili oppure per quanto riguarda le tariffe delle mense o bonus di altro genere. È una norma che incide molto sulla concessione di agevolazioni fiscali e di benefici assistenziali. Questo, inevitabilemnte, poteva costituire un incentivo a trasferire all'estero quante più somme possibile per risultare con un Isee più basso di quello che si avrebbe avuto mantenendo i soldi sui conti correnti italiani. L'intervento normativo, quindi, interviene per sanare una situazione che si stava ponendo con sempre maggiore forza di pari passo con l'aumento delle rimesse estere. Basti pensare che dal nostro Paese, sempre secondo i dati di Bankitalia, sono usciti 8 miliardi e 300 milioni.
Nello stesso anno, dalla sola Venezia, sono partiti verso il Bangladesh circa 80 milioni, mentre dalla provincia agricola di Latina sono stati 50 i milioni diretti verso l'India. Cifre ancor più consistenti se si guarda a città come Roma e Milano, a testimonianza di un fenomeno che è piuttosto diffuso.