Le richieste di risarcimento allo Stato arrivano anche a essere milionarie. I processi civili lunghissimi con battaglie legali costose ed estenuanti. È l'altra faccia degli scontri a fuoco che vedono coinvolte le forze dell'ordine nel contrasto alla criminalità, ma anche i vigilantes mentre sono in servizio, oltre che gli stessi privati cittadini che con regolare possesso di porto d'armi reagiscono a furti e rapine, e che in caso di condanna rispondono di tasca propria. Lo Stato invece, in quanto datore di lavoro dei militari, risponde per gli "eccessi colposi" dei suoi agenti alla sbarra.
Sta raggiungendo le centinaia di migliaia di euro la colletta per sostenere il carabiniere condannato qualche settimana fa dal Tribunale di Roma a tre anni, una pena più alta di quella che chiedevano i pm. Nel settembre del 2020 aveva ucciso con un colpo di pistola un siriano di 56 anni, durante un intervento per sventare un furto. L'uomo avrebbe ignorato l'alt imposto dai carabinieri e avrebbe reagito colpendo l'altro militare al busto con un cacciavite. Il carabiniere a quel punto ha deciso di sparare. Con la condanna, seppur in primo grado, si apre anche il braccio di ferro per il risarcimento che verrà chiesto dalla famiglia della vittima. Il carabiniere è stato per ora condannato al pagamento di provvisionali risarcitorie ai parenti del siriano per circa 125mila euro. Ma è solo l'inizio. "Il collega del nostro assistito è un miracolo che sia vivo per le ferite inferte con il cacciavite. Faremo appello", annunciano i suoi legali.
A Torino invece aveva chiesto 480mila euro, e gli erano stati riconosciuti in primo grado dai giudici, un uomo di etnia rom, che non ha mai regolarizzato la propria posizione sul territorio e con una sfilza di precedenti penali, che aveva riportato un'invalidità all'80% a causa di un colpo di pistola che di rimbalzo lo aveva raggiunto nel 2013. Era stato sparato da un agente mentre lui era in fuga, dopo un furto, a bordo di un'auto. La richiesta monstre che era stata stabilita in primo grado, era stata poi ridotta a 180mila euro dalla corte d'appello dopo una battaglia dell'avvocatura dello Stato. Battaglia non ancora finita, ma sono queste le conseguenze del processo penale che si è concluso con la condanna del poliziotto che aveva colpito il ladro, provocandogli lesioni, a sei mesi con la condizionale. Ed era già stata pagata alla vittima, una provvisionale di 50 mila euro a titolo di acconto del maxi risarcimento.
Ne ha versati invece oltre 500mila Massimo Zen, 71 anni, ex guardia giurata di Cittadella, che ha trascorso oltre 800 giorni in carcere, da cui è uscito nei mesi scorsi con la grazia concessa dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Era stato condannato a oltre nove anni per omicidio volontario dopo che nel 2017, aveva sparato uccidendo un ladro-giostraio che stava scappando insieme a dei complici. La famiglia del malvivente era partita con una richiesta di risarcimento molto alta, intorno a 800mila euro, poi scesi a 500mila con un patteggiamento.
Ha stabilito il pagamento una provvisionale di 480 mila euro la corte d'appello di Torino che ha condannato a 14 anni e 9 mesi Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, a processo per aver ucciso due rapinatori, e per averne ferito un terzo, dopo che nel 2021 avevano assaltato la sua gioielleria. "Non abbiamo alcun pistolero che spara in mezzo alla gente - aveva spiegato l'avvocato di Roggero -. Ha subìto una rapina violenta dopo lo spettro di quella precedente del 2015 in cui era stato massacrato di botte. Lui, ma anche la figlia era stata picchiata e minacciata di morte. E avrebbe dovuto ragionare su come comportarsi in soli tre secondi".
A un benzinaio di Bari sono stati sequestrati 170mila euro di beni per far fronte a
un milione richiesto dalla famiglia del rapinatore che il gestore del distributore aveva ucciso nel 2010 durante un tentativo di furto. Condannato a oltre tre anni per omicidio preterintenzionale. Ha pagato di tasca sua.