In crisi anche le patatine fritte "Cucinatele a casa o le buttiamo"

L'sos: a rischio 750mila tonnellate del cibo simbolo

In crisi anche le patatine fritte "Cucinatele a casa o le buttiamo"

I belgi sono fritti. Il Covid-19 ha messo in ginocchio l'industria della patata: 750mila tonnellate di tuberi sono a rischio distruzione. Tanta è l'eccedenza dei coltivatori belgi dopo l'estensione del lockdown fino al 3 maggio, la chiusura di pub e ristoranti e la cancellazione dei festival musicali che tratteggiano l'estate belga, col «Tomorrowland» che da solo attira 250mila spettatori da ogni parte del globo. Drastica riduzione della domanda di patatine fritte e colture che ora rischiano l'abbandono. Fermo anche l'export.

In media il Belgio esporta il 90 per cento delle patate prodotte per un giro d'affari di 151 milioni l'anno. Ma con viaggi vietati e ristoranti chiusi in tutto il mondo, la catena di approvvigionamento alimentare è ferma. «È la prima volta in assoluto che il settore chiede sostegno al governo», ammette Romain Cools, segretario generale di Belgapom, l'associazione che ne rappresenta il commercio la trasformazione. Dopo il record di produzione l'anno scorso - con aumenti di personale e investimenti - la crisi. Crollo della domanda: da metà marzo i ristoranti hanno chiuso. E il futuro non promette bene. Belgapom lancia perciò un appello alla popolazione: «Compensiamo la carenza di domanda mangiando più patatine fritte in casa. Due volte a settimana, anziché una come fa circa il 60 per cento della popolazione». Le mura casalinghe possono salvare il consumo di questo simbolo nazionale? Sono rimasti aperti anche molti dei 5mila snack bar, friggitorie mobili (Frikots), chioschi e food truck che vendono patatine da asporto. Ma pure loro alzano bandiera bianca: le file sono diminuite perché la gente preferisce restare a casa. Paura del virus. Meglio friggere in casa o sui balconi.

Oltre all'invito di mangiarne di più in casa, Belgapom annuncia quindi che fornirà 25 tonnellate di patate ogni settimana al banchi alimentari, almeno fino alla fine di maggio. «In questo modo parte dello stock in eccesso verrà utilizzato ed eviteremo di buttarlo via, è un surplus a cui i nostri agricoltori hanno comunque lavorato duramente», dice la ministra delle Fiandre per l'Agricoltura Hilde Crevits.

Il settore, tra produzione e trasformazione in prodotti surgelati, purè, fiocchi e granuli o patatine precotte, ha segnato un +3,8% l'anno scorso rispetto al 2018. Quasi 5,3 milioni di tonnellate. Ora «le famiglie in condizioni di povertà riceveranno patate fresche e locali ogni settimana», annuncia la ministra. Il settore delle patate sta facendo del suo meglio per trovare «casa» al surplus. «Chili di patate stanno raggiungendo i 460 punti di distribuzione del banco alimentare». Le prime 25 tonnellate hanno lasciato il deposito centrale dei banchi a Grimbergen per i punti di distribuzione locali. Per le altre si avvicina il cesto della spazzatura. Sognando di nuovo un cartoccio bollente.

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