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Bruxelles prepara misure d’emergenza. L’Eni: "Il gas russo ai Paesi Ue a secco"

La Commissione studia aiuti a costo zero. L’Italia ha già messo al sicuro le forniture

Bruxelles prepara misure d’emergenza. L’Eni: "Il gas russo ai Paesi Ue a secco"
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Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti conferma la via della prudenza e della responsabilità. Da giorni indica con realismo la direzione che dovrebbe seguire il dibattito europeo, pur lamentando la cecità dinanzi alle esigenze di Paesi come l'Italia che stanno facendo i compiti a casa. "La risposta della Commissione europea sulla sospensione del Patto di Stabiità la conosciamo: solo in presenza di grave recessione" si può procedere allo stop, ha dichiarato pur evidenziando che "se la situazione continuerà così, temo che la recessione arriverà".

L'intervento della Commissione Ue in vista del vertice informale del 23 e 24 aprile a Cipro, invece, appare costruito come una risposta d'emergenza ma calibrata per non alterare gli equilibri. Le misure allo studio spaziano dal congelamento delle tasse sui fertilizzanti agli incentivi sui biocarburanti, fino a interventi mirati su trasporti, pesca e agricoltura, in un'ottica di contenimento degli effetti immediati della crisi. In parallelo, prende forma un nuovo temporary framework sugli aiuti di Stato che consentirebbe ai governi di sostenere le proprie economie, ma senza modificare l'architettura complessiva delle regole fiscali. Una scelta che lascia aperto il nodo della sostenibilità per i Paesi con minori margini di bilancio.

Lo stesso impianto, però, porta con sé implicazioni politiche tutt'altro che secondarie. La possibilità di allentare le regole sugli aiuti di Stato rischia di favorire le economie più forti, riaprendo una dinamica già vista durante altre fasi di crisi europea. In assenza di una contestuale sospensione del Patto di Stabilità, infatti, si determinerebbe un doppio binario: da un lato Paesi come la Germania in grado di intervenire massicciamente a sostegno delle imprese, dall'altro Stati costretti a muoversi entro vincoli più stringenti. Da giorni, infatti, il titolare del Tesoro, insieme alla premier Giorgia Meloni, insiste sulla necessità di una sospensione temporanea del Patto qualora la crisi energetica dovesse prolungarsi. L'obiettivo è garantire margini di intervento a favore di famiglie e imprese, senza mettere a rischio la tenuta dei conti pubblici.

A rafforzare questa impostazione è intervenuto anche il ministro delle Imprese Adolfo Urso, che ieri ha richiamato l'attenzione sull'evoluzione della crisi internazionale. "Certamente è opportuno valutare insieme la sospensione del Patto di Stabilità ed altri interventi emergenziali a cui l'Europa non può sottrarsi", ha dichiarato a margine del Vinitaly, sottolineando come "il perdurare del blocco di Hormuz non riguarda solo i prodotti energetici ma anche alcune materie prime fondamentali per i fertilizzanti.

A delineare in modo ancora più concreto i rischi sul fronte energetico è intervenuto anche l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi (in foto), che ha richiamato esplicitamente la dimensione europea anche sul tema del gas, osservando che "in questo momento ci sono dei carichi russi dove gli Stati Uniti hanno dato la possibilità di venderlo" e che "penso che sia necessario sospendere il bando, che scatterà il 1 gennaio 2027, sui 20 miliardi di metri cubi di Gnl che vengono dalla Russia", indicando quindi un dossier che riguarda l'intera Unione più che la sola Italia, che ha già diversificato le proprie fonti. Allo stesso tempo, ha suggerito di "rivedere anche l'Ets", spiegando che "non dico che deve essere cancellata ma deve essere sospesa, oppure redistribuita, per non penalizzare ulteriormente un settore industriale che già paga molto l'energia", in linea con le richieste di maggiore flessibilità avanzate dal governo. Secondo Descalzi, il vero problema è il jet fuel, il carburante per gli aerei, tanto che "molti Paesi stanno già riducendo i consumi". Un elemento che apre un fronte ulteriore, considerando che "l'Europa deve importare circa il 35% del jet fuel" e che la vera sfida riguarda "i volumi, riuscire ad avere i volumi" in un mercato dove "l'Asia sta chiedendo molto greggio e molti prodotti".

Sul piano interno, intanto, il governo mantiene alta l'attenzione anche sugli effetti immediati della crisi, a partire dai carburanti.

"A livello interno stiamo facendo tutto quello che è possibile per bloccare la speculazione e questo riguarda i petrolieri e i banchieri, perché non possono essere velocissimi ad alzare i prezzi e i mutui e molto più lenti a ridurli quando le cose vanno meglio. Stiamo verificando pompa per pompa", ha spiegato il vicepremier Matteo Salvini, aggiungendo che "a me interessa che gli italiani in difficoltà possano andare a lavorare senza fare un mutuo quando andranno a fare benzina".

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