La crociata delle toghe rosse contro il certificato verde. "Un dovere non applicarlo"

L'appello di Md: "Misura anti-costituzionale basta Stato di polizia". E difende i No Vax: "Il loro rifiuto è da proteggere".

La crociata delle toghe rosse contro il certificato verde. "Un dovere non applicarlo"

Le norme sul green pass? Una «violazione del dettato costituzionale» voluta da un «governo appiattito sulla logica emergenziale» e realizzata attraverso un «potere di polizia diffuso». A dirlo non è una frangia stravagante della galassia No Vax, ma un documento pubblicato sulla rivista ufficiale di Magistratura Democratica, la corrente storica dei giudici di sinistra. È di fatto una sorta di appello alle toghe rosse di tutta Italia perché impediscano che le misure governative anti Covid vengano tradotte in pratica: il decreto sul green pass «andrebbe disapplicato». E l'attacco coinvolge anche qualunque ipotesi di sanzioni ai danni di chi non si vaccina: «Il suo rifiuto va protetto e non ammantato di moralismo apocalittico».

Il documento ha un titolo esplicito, «Sul dovere costituzionale e comunitario di disapplicazione del decreto green pass», ed è stato pubblicato sull'ultimo numero di Questione Giustizia, la rivista ufficiale di Md. Non è firmato da magistrati ma da un gruppo di costituzionalisti riuniti sotto la sigla «Generazioni future». Ma è chiaro che la scelta di pubblicare il documento senza prenderne in alcun modo le distanze dice che dentro la corrente la linea di pensiero ha preso piede. D'altronde già nei giorni scorsi su alcune chat interne alla Associazione nazionale magistrati il documento era stato divulgato da esponenti di Md noti per posizioni di aperta contestazione della strategia governativa sulla lotta alla pandemia.

Il problema è che, per il pulpito da cui viene, il documento sembra voler dare la linea ai magistrati che a breve dovranno occuparsi di ricorsi contro il green pass: e di rimando offre ai «disobbedienti» la speranza di trovare sponda in tribunale. E lo fa con linguaggio e argomenti che a volte ricordano quelli con cui all'epoca del terrorismo rosso Md si opponeva alle leggi più repressive: «appiattimento su una logica emergenziale», per l'appunto.

Il decreto legge, secondo il documento, produce «effetti plurimi di discriminazione», e «finirebbe per costituire l'imposizione indiretta di un obbligo vaccinale (...) ne conseguirebbe la violazione della libertà personale». E tutto questo per imporre un vaccino «ancora in fase sperimentale avendo ottenuto solo una certificazione d'emergenza» e nonostante «la mancanza di prova circa la sua capacità di limitare il contagio».

Il testo attacca anche la possibilità per i gestori dei locali pubblici di controllare il certificato verde: che viene definito un «trasferimento di poteri di polizia in capo a soggetti del tutto privi di qualifiche»; e «di debole sostenibilità giuridica» viene definita l'attribuzione di questa facoltà ai gestori: un «modello normativo fluido e invasivo che mette in forte tensioni tutte le garanzie di cui alle libertà individuali così come consegnateci dai nostri Costituenti».

Siamo, come si vede, davanti all'armamentario tradizionale con cui nel corso dei decenni sono state prese di mira dalla magistratura organizzata leggi di ogni genere. Ma a fare effetto stavolta è che nel mirino ci siano misure finalizzate a portare il Paese fuori da una pandemia senza precedenti, già ritenute pienamente conformi alla Costituzione da giuristi di livello un po' superiore ai firmatari del documento divulgato da Md. Secondo il quale «i vaccini anti Covid 19 possono essere ragionevolmente incentivati ma non imposti, neppure a categorie a rischio». Altrimenti il diritto alla salute collettiva diventa un «diritto tiranno».

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