La Via Crucis di Francesco tra paure e speranze dei bimbi

Testi e disegni nelle 14 stazioni istituite nel colonnato di San Pietro. "Gesù, sai quanto è difficile per noi: aiutaci"

La Via Crucis di Francesco tra paure e speranze dei bimbi

«Caro Gesù, Tu sai che anche noi bambini abbiamo delle croci, che non sono né più leggere né più pesanti di quelle dei grandi, ma sono delle vere e proprie croci, che sentiamo pesanti anche di notte»: inizia così la preghiera che precede le meditazioni della Via Crucis che quest'anno sono affidate ai bambini e ai ragazzi della parrocchia romana dei Santi Martiri dell'Uganda, del gruppo scout di Foligno e di due case famiglia di Roma.

Anche quest'anno, per il secondo anno consecutivo, il Papa è costretto a rinunciare alla tradizionale Via Crucis al Colosseo. Capo chino, ascolta le meditazioni dal sagrato della Basilica, in un'atmosfera surreale, prega e medita sulle 14 stazioni che ricordano la salita di Gesù al Calvario. Il Cristo coronato di spine ma sorridente, e la mano di Pilato che lo consegna agli aguzzini per la crocifissione. È la copertina del volume «Col cuore e gli occhi dei piccoli» che racchiude le meditazioni. Alessandro è l'autore del disegno: «Gesù sorride, perché il male si può vedere anche in altro modo, e vincere», dice. Ieri sera era in piazza San Pietro con Olivia, 16 anni, di origine russa, che ha sorretto la croce in qualche stazione, Tiziano di 12 anni e Simone di 9. Tra i temi snocciolati ci sono le paure del Covid e della solitudine, la morte improvvisa di un nonno per il virus, il tema del bullismo, dell'invidia e delle gelosie. Ma anche l'aiuto ai più poveri, la correzione fraterna, l'amicizia, il dono della famiglia.

«Caro Gesù scrivono nella preghiera-lettera i bambini -. Solo Tu sai quanto è difficile per me imparare a non aver paura del buio e della solitudine. Solo Tu sai quanto è difficile non riuscire a trattenermi e risvegliarmi ogni mattina tutto bagnato». E poi «quanto è difficile vedere i miei genitori litigare e sbattere forte la porta e non parlarsi per giorni».

Marco è un bambino vittima di bullismo. «Caro Gesù, solo Tu sai quanto è difficile essere preso in giro dagli altri e accorgersi di venire escluso dalle feste», si legge nelle meditazioni. «La giustizia è una strada in salita, con ostacoli e difficoltà».

Con il loro linguaggio semplice, i bambini arrivano dritti al cuore: c'è dunque il tema dell'aiuto ai più poveri («nel mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare, non hanno istruzione, sono sfruttati e costretti a fare la guerra»). E il tema del fallimento umano («ho pensato di essere una nullità», scrivono i piccoli).

Non manca infine il dramma del Covid. «Nell'ultimo anno scrivono i ragazzi - con la famiglia non abbiamo più fatto visita ai nonni; i miei genitori dicono che è pericoloso, potremmo farli ammalare di Covid. Mi mancano!», racconta uno di loro. «Anche la scuola è chiusa, prima a volte ci andavo mal volentieri, ma ora vorrei solo tornare in classe per rivedere i compagni e le maestre». Infine, la morte improvvisa di un nonno. «Dall'ambulanza sono scesi uomini che somigliavano ad astronauti, coperti da tute, guanti, mascherine e visiera, hanno portato via il nonno che da qualche giorno faticava a respirare. È stata l'ultima volta che l'ho visto, è morto pochi giorni dopo in ospedale, immagino soffrendo anche per la solitudine».

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