"Dall'R0" ai tamponi, guida ai numeri

Come leggere i dati. E perché ora conta l'indice di riproduzione

Siamo tutti là a scrutare i bollettini giornalieri e a trarre conclusioni sul nostro incerto futuro minacciato da un virus bastardo. Ma come si leggono i dati? Ecco un breve riepilogo delle principali voci e su come debbano essere interpretati.

Contagi totali. È il numero che registra il totale delle persone di cui è stata «ufficializzata» la positività al coronavirus dall'inizio dell'emergenza. Comprende naturalmente i contagi attivi i morti e i guariti. È uno dei dati più importanti, la cui variazione è uno delle variabili più importanti da considerare. Naturalmente è probabilmente sottostimato perché «nasconde» tutti i casi dei contagiati asintomatici o ai quali non siano stati fatti i tamponi.

Contagi attivi. È il numero che registra le persone attualmente contagiate, al netto di coloro la cui vicenda clinica è giunta al termine in qualsiasi modo, con la guarigione o con il decesso. È meno importante dei contagiati totali perché influenzato anche da questi altri due dati. Un numero basso di nuovi contagi attivi, insomma, può essere dato anche da un alto numero di decessi e guarigioni. E quindi potrebbe capitare nelle prossime settimane che il numero dei contagi attivi diminuisca anche a fronte di nuovi contagi, se il numero di morti e guariti dovesse essere più alto.

Guarigioni. È il numero che indica coloro che sono «sopravvissuti» al Covid. Che quindi hanno subito un primo tampone positivo e poi, a distanza di giorni, un altro tampone negativo. Naturalmente questo numero fotografa una situazione relativa a diverse settimane precedenti, perché il paziente presumibilmente deve seguire il seguente iter: contagio, incubazione, manifestazione dei sintomi, tampone, eventuale ricovero o quarantena casalinga, nuovo tampone. Un percorso che difficilmente dura meno di tre settimane. Per questo è un dato meno «sensibile».

Morti. Stesso discorso che per le guarigioni. Anche in questo caso il decesso arriva al termine di un percorso clinico che di rado dura pochi giorni. Quindi le morti sono destinate a calare più tardi rispetto ai contagi.

Ricoverati con sintomi. Il dato fotografa gli ammalati di Covid attualmente in ospedali in reparti ordinari.

Isolamento domiciliare. Fotografa il dato di coloro che, essendo risultati positivi al coronavirus, non hanno sintomi tali da giustificare il loro ricovero.

Terapia intensiva. Fotografa la situazione dei malati più gravi. È un dato fatidico perché il numero di letti in terapia intensiva è comunque limitato e se venisse «sforato» si potrebbe dover scegliere chi far morire.

Indice di mortalità. È il frutto della seguente formula: numero dei morti:contagix100. Per stare a ieri: 10.023 diviso 92.472 che porta a una percentuale del 10,83 enormemente superiore alle medie degli altri Paesi, come la Germania (0,7). Naturalmente il dato è influenzato sia dal numeratore (il computo dei decessi), sia dal denominatore (il campione dei contagi, che la comunità scientifica stima essere di almeno dieci volte superiore agli «ufficiali», ciò che farebbe scendere l'indice di mortalità italiano poco sopra l'1 per cento).

Tamponi. Indica il numero di tamponi fatti, che non coincide con il numero di persone controllate visto che ciascuna persona può subire anche più di un tampone. La crescita del numero di tamponi fatti ovviamente incide sul numero dei positivi.

R0. È un parametro importante. Indica la «riproduzione di base» di un'epidemia, ovvero quante persone contagia mediamente un infetto. Se il valore è sotto l'1 l'epidemia è facilmente contenibile.

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