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Dalle cure all'adozione. Quella privacy calpestata

Il circo mediatico non si ferma davanti ai drammi dei più deboli

Dalle cure all'adozione. Quella privacy calpestata
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E poi c'è lui. Il bambino malato la cui storia doveva restare lontano dai riflettori e che oggi è diventato il protagonista involontario di un caso di Stato. La grazia concessa a Nicole Minetti è motivata proprio dalla necessità di stare accanto al figlio adottivo. Ma la storia del piccolo e persino le sue condizioni di salute sono divenute oggetto di articoli e scontro politico, nonostante il bambino sia facilmente identificabile.

In base a quanto è stato possibile ricostruire finora, Nicole Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani incontrano il bambino - o almeno ne apprendono la storia - nell'ambito della attività umanitaria che Cipriani svolge nella sua tenuta chiamata Gin Tonic a Punta de l'Este, non lontano da Montevideo. È l'azienda che alcuni testimoni citati dal Fatto quotidiano dipingono come una sorta di casa di tolleranza. Ma a raccontare un'altra storia sono gli atti ufficiali dell'Inau, l'Instituto del nino y adolescente Uruguay: cioè dell'ente pubblico che si occupa della tutela dell'infanzia del paese. Un paese, va ricordato, tra i più ricchi del Sudamerica, con una storia di civiltà e di democrazia. Ad arrivare nella struttura di Cipriani sono bambini di cui l'Inau individua le situazioni di criticità e cui propone percorsi di assistenza. La collaborazione tra Inau e Cipriani-Minetti viene decisa dall'Istituto sulla base di analisi dettagliate sulla affidabilità della coppia e della struttura in cui ospitare i piccoli.

Ed è sempre l'Inau, sulla base di una istruttoria dettagliata, a venire designato a prendere in carico il bambino. La situazione, per quello che se ne può capire, è drammatica. Il bambino nasce alla fine del 2017, ed è già dall'ospedale che partono le prime segnalazioni ai servizi sociali. La madre è di fatto single, in condizioni difficilissime, il padre è un giovane pregiudicato che è stato arrestato prima ancora della nascita del piccolo. Le prospettive di una vita decente sono praticamente nulle, tanto che il tribunale di Maldonado, competente per territorio, toglie il figlio alla madre naturale nel gennaio 2018, quando ha appena pochi mesi di vita. La situazione è così drammatica che i giudici non consentono alla donna neanche di avviare l'allattamento. Il piccolo viene assegnato all'Inau e collocato in un nido. Qui probabilmente inizia a manifestare i sintomi della malattia che lo ha colpito, ma qui entrano in scena la Minetti e il compagno che chiedono di ottenerlo in affidamento e poi - dopo la decisione del tribunale - di adottarlo. È la coppia italiana a occuparsi fin dall'inizio delle cure del piccolo, a partire da un intervento urgente negli Stati Uniti nell'ottobre 2021. Intervento riuscito, secondo le stesse fonti intervistate dal Fatto, "dopo l'operazione stava benissimo, correva felice". Di fatto, l'assegnazione alla Minetti ha offerto al piccolo chance di vita e di sopravvivenza che difficilmente avrebbe avuto.

Nel 2024 genitori e bambino tornano in Italia, purtroppo i problemi di salute non sono finiti, nel 2025 emergono "rischi di recidiva e di complicazione" riparte il ciclo di interventi che la Minetti mette alla base della sua domanda di grazia. Se non fosse venuto in Italia, il piccolo avrebbe dovuto contare su una madre che - sempre secondo il Fatto - è svanita nel nulla. Il padre non si sa che fine abbia fatto.

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