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"Daspo sospeso per gli scontri? Buonismo folle"

Graziati i pro Pal che devastarono Milano

"Daspo sospeso per gli scontri? Buonismo folle"
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"È assurda questa abitudine al giustificazionismo per giovani che si rendono protagonisti di violenze nelle piazze e assalti alle forze dell'ordine. Che messaggio lanciamo se le sanzioni vengono annullate e le pene sono spesso minime? Serve un atteggiamento veramente educativo che passa anche dalla punizione. Il buonismo caro a sinistra non serve a nulla". Silvia Sardone, vicesegretario nazionale della Lega, attacca, dopo che il Tar della Lombardia ha sospeso i divieti amministrativi, i cosiddetti "Daspo urbani", che erano stati emessi a carico di alcuni ragazzi, maggiorenni e minorenni, arrestati il 22 settembre scorso per gli scontri violenti nel corteo pro Pal arrivato in stazione Centrale.

Interviene anche Deborah Bergamini, vicesegretario nazionale di Forza Italia: "Minimizzare la portata di queste azioni di violenza finisce per legittimarle. E produce conseguenze sociali gravissime e rende più difficile l'operato del governo per garantire la sicurezza di tutti". In sostanza a due studentesse universitarie 21enni e a due liceali minorenni era stato vietato per due anni di "stazionare" vicino a ristoranti, bar, pizzerie, gelaterie, pasticcerie e locali di specifiche zone di Milano e per un anno di accedere o avvicinarsi alla stazione Centrale, ai treni, alla metro e alle aree limitrofe. Dopo il ricorso dei giovani, rappresentati dagli avvocati Maria Teresa Brocchetto e Paolo Oddi, i giudici del Tar lombardo hanno sospeso l'efficacia di quei Daspo, emessi il primo ottobre e notificati dalla Questura nella fase cautelare del procedimento. Ci sarà comunque un'udienza per trattare la questione nel merito. Per ora sono arrivate le decisioni per una universitaria e per i due minori, ma è prevedibile che la scelta sarà la stessa anche per l'altra 21enne. Per il Tar (presidente della prima sezione, Antonio Vinciguerra), "le censure formulate" dai legali sul "concreto pericolo per la sicurezza pubblica", alla base dei provvedimenti di divieto, non sono "implausibili". Anche perché le misure cautelari emesse in sede penale nel frattempo sono cadute. In più, "l'ampio perimetro dei luoghi oggetto dei due divieti di accesso appare incongruo, in base al principio di proporzionalità". Già il Riesame del Tribunale per i minorenni, il 9 ottobre scorso, accogliendo i ricorsi degli avvocati Mirko Mazzali e Guido Guella, aveva ritenuto che fosse "sproporzionata" la misura cautelare dell'obbligo di permanenza in casa per i due minori, rispetto al "rischio di reiterazione del reato". E l'aveva sostituita con alcune "prescrizioni" per gli adolescenti, come ad esempio la "regolare frequenza scolastica".

Mentre a Torino l'immobile di corso Regina Margherita 47, l'ex centro sociale Askatasuna, è uscito dall'elenco dei beni comuni. Lo ha ufficializzato una delibera del vicesindaco con delega al Patrimonio, Michela Favaro, approvata martedì dalla giunta e che, in base al regolamento dei beni comuni, recepisce la decadenza del patto di collaborazione avvenuta il 18 dicembre, giorno dell'operazione di polizia giudiziaria che aveva visto lo sgombero della struttura. "Finalmente la giunta Lo Russo si accorge che Askatasuna non può rientrare nell'idea di bene comune", dichiarano il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, il senatore Roberto Rosso, vicesegretario di Forza Italia in Piemonte, e Marco Fontana, segretario cittadino di Forza Italia a Torino.

"È la Caporetto politica di anni di ambiguità", commenta il ministro per la Pa amministrazione, Paolo Zangrillo. "Per anni l'amministrazione torinese ha tentato di legittimare un'occupazione abusiva e violenta, forzando il concetto stesso di bene comune".

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