Dal nostro inviato a Siena
"Chi sa parli, David Rossi è stato ucciso e l'abbiamo capito. Dobbiamo vedere da chi e perché". L'Archivio di Stato di Siena, con questi faldoni di carte che forse è meglio non aprire, è l'ambientazione perfetta per l'ennesimo capitolo della vicenda del responsabile Comunicazione Mps, caduto dalla finestra esattamente 13 anni fa mentre la sua banca - che oggi ha conquistato il salotto buono della finanza milanese - annegava sotto le speculazioni che l'hanno portata a un passo dal crac.
Gianluca Vinci è il presidente della commissione parlamentare d'inchiesta bis su Rossi, nata come la prima dal coraggio del deputato Fdi Walter Rizzetto, che a Siena ricorda ancora quando gli dissero "lascia perdere, è stato un suicidio". E invece no, l'organismo parlamentare ci ha messo 13 anni a capire che David era stato aggredito, picchiato e sospeso da una finestra fino a cadere da almeno due persone.
La ricostruzione 3D fatta con l'intelligenza artificiale dai consulenti della commissione, il medico legale Robbi Manghi e il Tenente Colonnello del Ris di Roma Adolfo Gregori, rilanciata dalle Iene che questa pista l'hanno sempre sostenuta con la logica e le inchieste, è così nitida e perfettamente aderente alle innaturali ferite sul corpo di Rossi da convincere anche il più scettico: "David Rossi era seduto alla scrivania mentre discuteva con due persone, fu picchiato, appeso nel vuoto e lasciato cadere".
"Se la Procura avesse voluto davvero indagare ci avrebbe messo 13 mesi", sibila il legale della vedova Antonella Tognazzi e della figlia. Carmelo Miceli è un sanguigno, lo si vede quando accusa la magistratura che ha archiviato per due volte il caso come suicidio e le forze dell'ordine senesi del tempo di aver compromesso le indagini, tra pc danneggiati dopo essere stati assegnati a un carabiniere e video spariti mentre erano in mano alla polizia, quando punta il dito contro la Procura che a suo dire avrebbe aperto solo un fascicolo contro ignoti, "l'ennesimo" e inutilmente Vinci lo rassicura: "Sull'atto c'è la firma di due pm, non si muovono se non c'è un reato vero", suggerisce. Tanto sul fascicolo Rossi ci sono almeno tre Dda come ha anticipato il Giornale - Firenze, Bologna e Brescia - perché seguendo i soldi si arriva alla 'ndrangheta. E mentre il prestigio dei Ris che ha ricostruito la dinamica dell'aggressione e della caduta serve a salvare la reputazione dell'Arma messa a dura prova da questi anni di indagini sbagliate, errori macroscopici su prove chiave, scene del crimine compromesse con il Csm a far spallucce. "Se avessero voluto la verità bastavano 13 giorni", è il commosso tributo di Ranieri Rossi che chiude la conferenza.
I convitati di pietra sono i tre pm che si sono occupati delle indagini Nicola Marini, Aldo Natalini e Antonio Nastasi, che nessuno nomina direttamente, ora che la Procura diretta da Andrea Boni ha deciso di riaprire le indagini, sollecitata dall'istanza presentata da Miceli la settimana scorsa "per dare loro la possibilità di riscattarsi", sussurra la figlia di David Carolina Orlandi, contenta che per la prima volta "si parli di omicidio, senza timori e con delle prove scientifiche alla base".
La pista più credibile viaggia nel triangolo rosso Siena-Viadana-Brescello, i nuovi don sono del clan Grande Aracri che da Cutro (Kr) lì spadroneggia da una vita e avrebbe usato fondi neri sfuggiti all'attenzione di Mps per comprare sottobanco pezzi di Toscana, Lombardia e di Emilia-Romagna. E chissà che la competenza non finisca lontano dalla Procura di Siena.