Fuori dalla giunta, ma a due passi dal suo ex ufficio. Michele Emiliano perde il braccio di ferro per un posto da assessore con il suo successore, il governatore pugliese Antonio Decaro. Ma il suo ex delfino pur avendolo silurato gli trova comunque un posto dove attendere il ritorno in politica, nominandolo consigliere giuridico della presidenza.
L'incarico è di rilievo, lo smacco resta. Emiliano non ha nascosto il fastidio per aver visto frustrate le sue ambizioni. Nella foto che accompagna la notizia della nomina, sul sito della Regione Puglia, l'ex governatore-sceriffo non finge nemmeno di sorridere mentre stringe la mano al nuovo presidente che gli ha imposto l'eufemistico "passo di lato". Anche se, per indorare la supposta pillola, oltre alle parole al miele dello stesso Decaro, c'è una retribuzione di tutto rispetto, al livello dei dirigenti apicali della regione: 130mila euro lordi annui, un dignitoso paracadute in attesa delle prossime politiche. In fondo l'ex pm, ex sindaco sceriffo, ex segretario regionale dem ed ex governatore è sempre stato un uomo tanto pragmatico quanto creativo, tanto che dopo essere cessato dall'incarico di governatore, due mesi fa aveva chiesto di rientrare in magistratura "aggiornando" gli scatti di carriera dalla quarta valutazione di professionalità (quella alla quale era arrivato da pm) alla settima, non sulla base di sentenze e processi ma valorizzando la sua attività come sindaco e presidente di Regione.
Ora, firmato il nuovo incarico, la palla passa proprio al Consiglio superiore della magistratura, che dovrà valutare se quel ruolo di consigliere giuridico del presidente della Giunta regionale pugliese sia o meno compatibile con la posizione di magistrato in aspettativa. Il nodo è tutto nella natura dell'incarico. Da un lato, per la Regione non si tratta di un ruolo politico in senso stretto: Emiliano non è assessore, non siede in giunta e non ricopre un incarico elettivo. La sua sarebbe una mera consulenza giuridica, in quanto tale estranea alle norme più stringenti introdotte dalla riforma Cartabia per fermare le "porte girevoli" tra magistratura e politica.
Ma naturalmente è difficile che al Csm tutti considerino l'incarico una funzione neutra: quella casella, ottenuta per chiamata fiduciaria, ben retribuita e nel cuore dello staff politico del Governatore potrebbe essere considerata anche un'attività incompatibile con l'aspettativa da magistrato. Sarebbe lo scenario peggiore per Emiliano e una bella grana da risolvere, anche se dal suo entourage filtra un certo ottimismo. In fondo, in attesa di tempi migliori, è meglio un "passo di lato" che un'uscita di scena.