Decreti, l'alt del Colle. E Draghi ora ripensa la cabina di regia

Il premier: serve una nuova interlocuzione con i partiti e le Camere

Decreti, l'alt del Colle. E Draghi ora ripensa la cabina di regia

Mancano pochi minuti al giuramento nell'aula della Camera. E in un conciliabolo con Draghi e Amato - due che al Quirinale ci avevano fatto più di un pensierino - Mattarella si lascia scappare una battuta che fotografa il momento. «È una cosa che altera programmi e prospettive», dice rivolgendosi al presidente della Corte Costituzionale e al premier.

E, in effetti, il cambio di passo - la cosiddetta alterazione - Mattarella lo mette in atto solo pochi minuti dopo, nel discorso nell'aula della Camera davanti al Parlamento in seduta comune. In un attimo, svanisce il capo dello Stato compresso dal semestre bianco e parlamentari e delegati regionali si trovano ad applaudire 55 volte un presidente della Repubblica che ragiona sull'orizzonte di un settennato. Le foto degli scatoloni e del trasloco sono un ricordo lontano, perché Mattarella detta l'agenda per gli anni a venire: il rilancio dell'Ue, la necessità di fare le riforme, una giustizia più efficace e moderna, la lotta al virus e, ovviamente, la stabilità. «Ho cercato di indicare alcuni orientamenti e avvisi sul modo in cui il Paese si presenta a questa nuova fase che inizia dopo la pandemia», dirà più tardi al Quirinale durante la breve cerimonia d'insediamento. Seguita a stretto giro dalle dimissioni di Draghi che, come vuole la prassi, rimette il mandato al nuovo presidente che a sua volta, come da consuetudine, lo ringrazia per il gesto e lo invita a ritirarle. Un protocollo rodato e che non ha mai registrato sorprese. Tanto che quel che resta dell'insediamento di Mattarella è l'uso, evidentemente non casuale, del termine «avvisi».

Il tutto - «orientamenti» e «avvisi», che poi sono più semplicemente la nuova agenda del Colle - deve essere perseguito, spiega Mattarella, recuperando la centralità del Parlamento. Tema su cui insiste molto il capo dello Stato, perché sono le Camere il cuore della democrazia e della legittimazione politica. «Non spetta a me» indicare «percorsi riformatori da seguire», ci tiene a dire. Ma «la forzata compressione dei tempi parlamentari rappresenta un rischio». È per questo, dice, che «nell'indispensabile dialogo collaborativo tra governo e Parlamento» è «necessario» che le Camere siano «sempre messe in condizione di poter esaminare e valutare con tempi adeguati» gli «atti di governo del Paese».

Parole che suonano come una sollecitazione diretta al governo. Perché negli ultimi mesi in molti hanno avuto l'impressione di un certo scollamento tra Palazzo Chigi e il Parlamento. Anzi, forse è proprio questa distanza - a tratti diffidenza - che ha impedito a Draghi di realizzare le sue legittime ambizioni quirinalizie, stoppate da un Parlamento che in sei giorni di votazioni non ha mai davvero messo in campo la sua candidatura.

Il premier lo sa bene. Tanto che a Palazzo Chigi si ragiona seriamente su come rimodulare l'interlocuzione tra governo e partiti in vista di questo ultimo anno di legislatura. La celebre cabina di regia, per dire, è considerata per certi versi obsoleta. Di fatto, trattasi di un Consiglio dei ministri ristretto, quindi con terminali che non necessariamente rappresentano i loro partiti o, comunque, le loro leadership. Non è un caso che la cabina di regia sulle riaperture di mercoledì scorso non si sia tenuta in Sala Verde, perché fino all'ultimo lo stesso premier era indeciso sull'opportunità di convocarla. Che senso ha interfacciarsi con i partiti per tramite di Giorgetti se poi a decidere di astenersi in Cdm è Salvini? Discorso che vale anche per Forza Italia o per il M5s. Serve, insomma, un'interlocuzione diversa con il Parlamento, come espressamente chiesto da Mattarella. Va cambiato lo schema, affinché le forze di maggioranza - tutti i partiti tranne FdI - non continuino ad avere la percezione di decisioni imposte dall'alto. Come dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento D'Incà lasciando il Transatlantico - che proprio in queste ore la presidenza della Camera sta incredibilmente pensando di richiudere in nome delle norme anti-Covid, ma andando nella direzione opposta di quella riapertura del Paese fortemente voluta da Draghi - va «assicurato costantemente» il dialogo «indispensabile» e «collaborativo» tra governo e Parlamento come chiesto dal presidente Mattarella.

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