Depistaggi su Cucchi. Chiesto il processo per gli otto carabinieri

Ai militari vengono contestati i reati di falso ideologico, di omessa denuncia e di calunnia

Depistaggi su Cucchi. Chiesto il processo per gli otto carabinieri

Roma Caso Cucchi: una «partita con carte truccate». Rinvio a giudizio per otto carabinieri, ufficiali compresi, accusati di depistaggio. A processo l'intera catena di comando che ha deviato per nove anni le indagini sulla morte del geometra romano. Falso, omessa denuncia, favoreggiamento, calunnia i reati contestati dal procuratore capo Giuseppe Pignatone e dal sostituto Giovanni Musarò. A un mese dalla chiusura dell'inchiesta su Stefano Cucchi, la Procura firma la richiesta per processare il generale Alessandro Casarsa, ex capo del I Gruppo Roma, il colonnello Lorenzo Sabatino, ex capo del nucleo operativo, il tenente colonnello Francesco Cavallo, Luciano Soligo, comandante della compagnia Montesacro, Massimiliano Colombo Labriola, ex comandante della stazione Tor Sapienza, Francesco Di Sano, in servizio a Tor Sapienza, Tiziano Testarmata, comandante della IV sezione del nucleo investigativo e il carabiniere Luca De Cianni.

Via al quarto processo, dunque, per stabilire chi ha portato alla morte il geometra arrestato con la cocaina in tasca. Parte lesa, oltre alla famiglia, l'Arma dei carabinieri, come annunciato dal comandante generale Giovanni Nistri.

Cucchi viene fermato il 15 ottobre 2009, ammanettato mentre cede dosi di droga. Portato nella caserma Appia, viene rinchiuso nelle celle di sicurezza della stazione Tor Sapienza. Durante la direttissima, il giorno dopo, Cucchi ha difficoltà a parlare e a camminare. Sul volto ematomi. Cosa è accaduto in caserma? Il giudice lo rinvia a giudizio e l'uomo finisce a Regina Coeli. Ma le sue condizioni peggiorano e viene portato al Fatebenefratelli. Sul referto: lesioni ed ecchimosi alle gambe e al viso, frattura della mascella, lesioni all'addome, emorragia alla vescica, fratture alla colonna vertebrale. Ma non viene ricoverato. Cucchi muore all'ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre dopo 7 giorni di agonia. Pesa 37 chilogrammi. Nel primo processo vengono portati alla sbarra degli agenti di polizia penitenziaria: assolti. Un secondo processo, in corso il secondo grado, vede coinvolti i medici del Pertini. Davanti alla prima Corte d'Assise, infine, cinque carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale. È in questo dibattimento, con la deposizione del carabiniere Francesco Tedesco, che emerge la verità sul depistaggio e la falsificazione dei documenti sullo stato di salute di Cucchi dopo l'arresto. Principale accusato il generale Casarsa. I sei indagati, scrivono i pm, «avrebbero attestato il falso in una annotazione di servizio datata 26 ottobre 2009 sulle condizioni di Cucchi». Scritto il falso «per procurare l'impunità dei carabinieri della stazione Appia, responsabili di avere cagionato le lesioni» che lo portarono alla morte. In una seconda nota Cucchi riferisce dolori sia per la temperatura che per la rigidità della tavola del letto. Ma è falsa. Il colonnello Sabatino, delegato ad acquisire documenti, accertate le false annotazioni «omise di presentare denuncia».

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