Derby Conte-Di Maio, ora la poltrona del ministro traballa

Il progetto di Impegno Civico non è mai decollato e, ora, l'elezione di Luigi Di Maio potrebbe essere a rischio proprio a causa della crescita del M5S al Sud

Derby Conte-Di Maio, ora la poltrona del ministro traballa

Up and down. Le carriere politiche di Luigi Di Maio e Giuseppe Conte hanno avuto destini paralleli, ma divergenti. Quando il primo si trovava in auge, il secondo era in disgrazie e viceversa, proprio come se si trovassero sulle montagne russe.

I due amici-nemici si sono sopportati a vicenda, forse anche per troppo tempo. Dopo la caduta del governo gialloverde, Di Maio era meno propenso ad allearsi col Pd rispetto a Conte. Nel giro di tre anni i ruoli si sono ribaltati. L'ex premier, dopo essere stato considerato dagli zingarettiani (e non solo) il punto di riferimento per il centrosinistra italano, a differenza di Di Maio, ha preferito rompere col Pd. E mentre Di Maio ordiva la 'mandrakata' della scissione, il M5S era dato al 5-8% e sembrava vicino alla scomparsa. I 60 parlamentari che il ministro degli Esteri riuscì a portare dalla sua parte furono una vera e propria mazzata per Conte che, una volta uscito da Palazzo Chigi, vedeva il suo consenso personale precipitare di settimana in settimana. Di Maio, con la nascita del gruppo di Insieme per il futuro, era convinto di aver 'fregato' l'ex premier. Tutto si aspettava fuorché che il M5S facesse realmente cadere il governo.

La crisi di Impegno Civico

Questa mossa ha rovinato i piani dei parlamentari che lo hanno seguito in quanto convinti di avere la possibilità di fare un terzo mandato. “Di Maio non ha avuto il tempo di far conoscere il suo progetto politico”, spiega un suo fedelissmo che accetta di parlare con ilGiornale.it solo a taccuini chiusi. E aggiunge: “Luigi avrebbe voluto coinvolgere non solo Beppe Sala, ma anche Mara Carfagna e credeva di avere a sua disposizione ancora un anno per far crescere Impegno Civico, ma la caduta del governo Draghi non gli ha lasciato il tempo di farlo”. In realtà, stando alla ricostruzione del dimaiano, neppure Conte si aspettava le elezioni anticipate. “Sono stati i senatori a spingere per l'uscita dal governo, convinti che il M5S sarebbe risalito nei sondaggi e che Grillo avrebbe concesso a personaggi come la Taverna di fare un terzo mandato, ma non è stato così”, ci viene detto. In ogni caso, la corsa in solitaria sembra aver giovato al M5S che viene dato al 12-16%, mentre per Impegno Civico sarà difficile arrivare all'1%.

il rischio per Di Maio di non essere rieletto

“Il Pd dovrebbe chiedersi perché ha scelto lui e non Conte, visto e considerato che se i voti del partito Di Maio andranno dispersi se non raggiungerà almeno l'1%”, ci dice maliziosamente un contiano di ferro. Ma non solo. Con il Pd in caduta libera, che potrebbe addirittura prendere meno del 20%, è a rischio persino la vittoria di Di Maio nel collegio “rosso” di Napoli-Fuorigrotta. “A quanto ci risulta, sarà una sfida tra centrodestra e Movimento Cinque Stelle”, ci dicono alcuni pentastellati ben informati della situazione campana. Nel suo collegio, infatti, vi è una forte concorrenza. Da un lato c'è il centrodestra che è dato vincente in tutta Italia, dall'altro c'è il M5S che è ancora molto forte in Campania e che schiera l'ex ministro dell'Ambiente Sergio Costa. Come terzo incomodo c'è il ministro Mara Carfagna, candidata per il Terzo Polo.

La resurrezione del M5S

In pratica, sembra che la rottura col Pd abbia giovato più al M5S che a Enrico Letta. “È lui che dovrà rispondere ai cittadini e alla sua base delle scelte successive che ha fatto tra il fallimentare accordo con Calenda, l'alleanza con Verdi e Sinistra Italiana che non avevano votato la fiducia al governo e con Di Maio che non era stato propriamente gentile con il Partito Democratico”, commenta il grillino Luca Carabetta che spiega così la 'resurrezione' dei grillini: “Il Movimento cresce perché ha presentato agli elettori una squadra valida a fianco di Giuseppe Conte e un programma chiaro e senza compromessi”. Ora, solo il 26 settembre sapremo se Di Maio sarà riusciuto a vincere il suo collegio e se il M5S sarà arrivato vicino alle percentuali del Pd. Quel che è quasi certo è che Conte sembra aver vinto il derby contro il suo acerrimo nemico.

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