Diego, 3 anni, è morto scivolando nel fiume: trovato dal suo cane

Un attimo di distrazione dei genitori e il piccolo si era allontanato da casa

La giornalista del Tg3-Basilicata non riesce a dare la notizia, scoppia a piangere. E con lei la commozione stringe alla gola un'intera regione. Di più: tutta l'Italia.

Il corpo di Diego, 3 anni, è stato trovato. Senza vita. In una pozza di fango lungo l'argine del fiume Bradano, poco distante dall'abitazione dove il piccolo abitava con i genitori originari di Caserta: un cascinale adibito ad azienda agricola in contrada Marinella a Metaponto, frazione di Bernalda (Matera).

Di Diego si erano perse le tracce da due giorni. Le ricerche sono proseguite senza sosta per 48 ore, nonostante il maltempo: una pioggia che ha ingrossato il corso d'acqua e occultato, fino a ieri, il cadavere del bimbo. Poi il livello del fiume si è abbassato, facendo emergere i resti del bambino, scivolato tra i canneti lungo l'argine. Nessun dubbio sulla causa della morte: annegamento.

Una scomparsa di cui si era occupata subito anche il programma Chi l'ha visto? collegandosi con i genitori del bambino e mandando in onda la fotografia del piccolo, mentre tra le strade del paese l'altoparlante diffondeva l'appello dei genitori: «Diego, amore, dove sei?».

Ma Diego non poteva più rispondere: il corpicino era già stato trascinato dal Bradano e i suoi riccioli biondi sommersi dalla piena.

Quando l'acqua si è ritirata i carabinieri hanno avvistato una macchia di colore tra il grigio del limo: era la maglietta di Diego, sporca di melma. La testa semicoperto dal terreno paludoso. Una scena angosciante, anche per i carabinieri; al loro fianco, nel momento del ritrovamento, c'erano i genitori di Diego.

Descrivere il loro strazio sarebbe solo aggiungere, inutilmente, dolore a dolore. Una madre e un padre che non si perdoneranno mai di «aver perso di vista per pochi attimi» il proprio figlioletto.

Ore 10 di giovedì scorso: i genitori di Diego sono in casa, il bimbo gioca in giardino con il cane. Tranquilli mamma e papà. Tranquillo il piccolo. Sembra una giornata normale. Invece sta per accadere l'irrimediabile. Il nero che spegne ogni luce.

Quando mamma e papà notano che il tempo si sta annuvolando, si affacciano per richiamare il figlio. Il giardino è vuoto. Sparito pure il cane. Un lampo. Poi il tuono. I genitori corrono intorno alla cascina, sul viso le gocce di pioggia si mischiano alle lacrime di disperazione: «Diego! Diego! Dove sei? Rispondi!». Silenzio. Di quelli che scavano l'anima.

A un centinaio di metri il Bradano fa paura. Un bambino di tre anni può essere arrivato fin lì in pochi minuti? «Sicuramente no», ma è forse solo una risposta per tacitare la coscienza. La preoccupazione fa sudare la fronte. Diventa panico. Telefonata in caserma: «Diego è sparito. Aiutateci». Nonostante gran parte del personale sia concentrato sull'emergenza-Coronavirus, i soccorritori si impegnano al massimo. Ma è inutile. Diego pare volatilizzato.

Riappare invece il cane di famiglia. Guaisce disperato. E poi corre nella direzione del fiume. Gli uomini impegnati nella ricerca del bimbo lo seguono. Fanno poca strada. Il cane punta quello che, da lontano, sembra un bambolotto abbandonato. Invece è Diego.

L'Italia, chiusa dal contagio, si apre al dramma di Diego. E dei suoi genitori. Che per il resto dei loro giorni continueranno a farsi una maledetta domanda: «Perché abbiamo lasciato solo il nostro Diego?». Senza trovare risposte. Né pace.

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