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Dietro i blitz, l'ombra dei centri sociali. E ora la benzina è pro Pal

Attaccato un simbolo della città. I "pendolari della rivolta" e un conflitto che cova sotto la cenere

Dietro i blitz, l'ombra dei centri sociali. E ora la benzina è pro Pal
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Risveglio amaro per Torino che nello spazio di poche ore dalla tranquillità del suo salotto buono è stata catapultata di nuovi nella violenza dei centri sociali. Continua a far discutere l'assalto da parte dei pro Pal alla redazione torinese della Stampa che indubbiamente segna un salto di qualità preoccupante nell'escalation di violenza degli ambienti antagonisti. Numerosi i messaggi di solidarietà alla redazione e al direttore Andrea Malaguti, tra i primi quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha espresso "ferma condanna per l'accaduto". La premier Giorgia Meloni, in una telefonata a Malaguti ha parlato di "fatto gravissimo da condannare senza ambiguità", ribadendo che "la libertà di stampa è un bene da proteggere ogni giorno". "Ancora una volta c'è chi confonde il diritto al dissenso con l'espressione delle proprie idee con la violenza" ha detto il presidente della Regione Alberto Cirio che insieme al ministro Paolo Zangrillo si è recato in redazione. Sulla stessa linea il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo. "Quanto è accaduto non ha nulla a che vedere con il diritto a manifestare pacificamente le proprie idee". Si è spinto oltre l'assessore di FdI Maurizio Marrone che ha chiesto "l'interruzione del progetto di collaborazione che il Comune si ostina a portare avanti, nonostante il centro sociale Askatasuna è ancora nelle mani degli anarchci".

Al di là della solidarietà al quotidiano torinese, sono molte le domande che si rincorrono in queste ore di indagini da parte degli inquirenti: perché tanto accanimento verso un quotidiano che poi tanto ostile al mondo anarchico non è, ma soprattutto da dove spunta tutta questa aggressività che certamente non fa parte del dna di Torino, città a volte prevedibile da rasentare la noia. Almeno all'apparenza, almeno fino a quando non si guarda sotto il tappeto di quello stesso salotto buono tipico piemontese, dove sono cresciuti - anche nell'affinare la professionalità del loro modo di agire - alcuni degli esponenti più noti tra gli anarchici. Perché è indubbio che il brodo di cultura dell'azione furiosa contro la Stampa si riconduca a quei centri sociali antagonisti e anarchici da cui sono partiti gli assalti più violenti di questi ultimi anni, per le cause più diverse. A partire da Askatasuna.

Certe lotte covano sotto la cenere, e il caso Cospito parla chiaro: un attentato contro una caserma dei carabinieri di Fossano, cittadina cerniera tra il Torinese e la provincia di Cuneo.

Le mani che tengono spranghe o molotov a volte sono le stesse, a cambiare sono le bandiere e le motivazioni della protesta, che solitamente hanno come bersaglio la politica e il centrodestra. Così passare da No Tav a Pro Pal è un attimo. I loro nomi e i loro volti - così come il loro modo di agire che più volte i magistrati hanno definito "paramilitare" - sono ormai noti alla Digos. Perché se il risveglio può essere stato brusco, in realtà Torino e il Piemonte sono sempre stati fucina di una sovversione a volte sottovalutata, forse anche perché fino ad alcuni anni fa erano considerati "anarchici pendolari": pianificazione degli attacchi a Torino e azione in altre regioni.

Spesso insospettabili figli della Torino bene, che questa volta hanno preso di mira il quotidiano torinese per eccellenza, una rivolta per demolire un simbolo indiscusso di Torino, del Piemonte e tutto ciò che rappresenta.

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