È una diga l'ultima trincea dell'Isis

Alti comandi e ostaggi nascosti a Mosul sul Tigri nella convinzione che nessuno bombarderà lì

È una diga l'ultima trincea dell'Isis

Gli alti comandi dello Stato islamico e forse lo stesso Califfo si nascondono nell'ultima grande diga in Siria ancora controllata dalle bandiere nere. Anche gli ostaggi più importanti verrebbero tenuti prigionieri nella struttura di Tabqa, non lontano da Raqqa, la «capitale» siriana del Califfato, secondo il Times di Londra. E lo stesso vale per le chiese occupate. Il motivo è semplice: i comandanti jihadisti sono convinti che gli aerei alleati o russi non bombarderanno una diga rischiando di spazzare via migliaia di persone con l'inevitabile innondazione oppure i luoghi di culto.

Non solo: ieri sul fronte del terrorismo è trapelato l'allarme dei servizi segreti inglesi, che denunciano infiltrazioni di cellule jihadiste in Europa camuffate da migranti.

Nel 2014 il Califfato ha perso la diga irachena di Mosul sul Tigri. Lo scorso dicembre l'alleanza fa curdi, cristiani e arabi moderati ha ripreso, dopo un anno e mezzo, la diga siriana di Tishrin, sul fiume Eufrate, che garantiva l'elettricità ad Aleppo. Un gruppo semiclandestino di attivisti siriani ha denunciato che lo Stato islamico teneva prigionieri gli ostaggi di valore, come quelli stranieri, nelle dighe. Gli stessi emiri nel mirino dei bombardamenti mirati americani usano questo nascondiglio.

La grande diga di Tabqa è l'ultima struttura del genere ancora in mano allo Stato islamico e potrebbe essere utilizzata come bunker anche dal Califfo, Abu Bakr al Baghdadi.

Se i caccia la colpissero, anche solo nelle vicinanze, si rischierebbe una catastrofica alluvione. Il 10 gennaio è stato ucciso con un raid mirato dal cielo, Assi Ali Mohammed Nasser al-Obeidi, il numero due del Califfato, nella cittadina irachena di Barwana. Ex ufficiale dei corpi speciali di Saddam Hussein era riuscito a fuggire dalla famigerata prigione di Abu Graibh, alla periferia di Baghdad, raggiungendo le formazioni jihadiste. Dall'inizio di dicembre sono stati uccisi con bombardamenti selettivi almeno 10 comandanti dello Stato islamico «compresi diversi panificatori degli attacchi all'estero» ha dichiarato il colonnello Usa, Steve Warren, portavoce della colazione alleata.

Per questo motivo gli emiri delle truppe jihadiste e lo stesso Califfo devono nascondersi in posti super sicuri. Oltre alle dighe vengono utilizzate le chiese. Il vescovo di Mosul, Amil Nuna, fuggito nel Kurdistan iracheno ha dichiarato al Giornale: «Tutte le nostre chiese ed i centri di catechismo sono occupati dai militanti islamici soprattutto dal giorno in cui gli aerei americani hanno cominciato a bombardare. Cercano rifugio nelle chiese per non venir colpiti».

Ieri il quotidiano inglese Telegraph ha reso noto l'allarme dei servizi di Londra convinti che «lo Stato islamico stia abilmente sfruttando la crisi dei migranti per infiltrare cellule terroristiche dalla Siria nei principali paesi europei come il Regno Unito».

I finti rifugiati sono in possesso di passaporti siriani ed iracheni falsi, ma perfettamente contraffatti. Un anonimo alto ufficiale dei servizi inglesi rivela al Telegraph, che i miliziani «jihadisti si recano a Raqqa per incontrarsi con i comandi dello Stato islamico, dove vengono addestrati e ricevono i passaporti». Una volta pronti alla missione partono per «l'Europa come migranti con nuove identità rendendo impossibile alla sicurezza distinguere i potenziali terroristi tra le persone veramente in fuga dalle persecuzioni».

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