La diplomazia parallela del Cavaliere

Ogni giorno al Cavaliere arrivano richieste di incontri di leader internazionali e personaggi dell'establishment economico

La diplomazia parallela del Cavaliere

Il New York Times non si capacita. Nel lungo articolo in cui ha raccontato la visita di Putin in Italia per incontrare i vertici europei, per ben due volte è ritornato sulla cena notturna con Silvio Berlusconi, come se la cosa disturbasse. L'articolo, un'analisi del viaggio del presidente russo (di cui la tappa italiana era quella più importante), notava come il ritardo dovuto al prolungarsi della parata in suo onore organizzata a Belgrado dal governo serbo abbia fatto saltare il vertice a due con la Merkel ma non la cena con Berlusconi. Un'anomalia a cui il quotidiano Usa ha aggiunto quella per cui Putin ha lasciato la casa di Berlusconi alla 4 di mattina, poco prima del vertice col leader ucraino Poroshenko, con la Merkel e Hollande per affrontare la crisi che rischia di travolgere l'Eurasia. Per gli americani il rapporto Putin-Berlusconi continua ad avere qualcosa d'inspiegabile; non è solo un tema di amicizia di lunga data, ma anche di condivisione di scenari geopolitici.

Non ci sono indiscrezioni su cosa i due si siano detti, ma è chiaro che i temi delle crisi internazionali sono stati al centro di quella cena a base di tartufo. Anche in Europa ci si domanda se esista una sorta di «diplomazia parallela» di Berlusconi su cui lo stesso Renzi confida. Perché Putin non è l'unico leader mondiale che in questi mesi ha parlato con Berlusconi. Di recente Erdogan, il presidente turco, ha telefonato al Cavaliere per chiedergli, sembra, di intercedere con alcuni ambienti affinché la Turchia non sia messa con le spalle al muro sulla questione Isis-Siria. Putin ed Erdogan sono solo due dei leader che ritengono non secondario confrontarsi con Berlusconi. La stampa italiana ha sempre sottovalutato il peso internazionale di Berlusconi. Preoccupata di cucirgli addosso un'immagine caricaturale, ha trascurato il fatto che il Cavaliere ha svolto, negli anni della sua leadership, un ruolo quasi mai avuto dai capi di governo italiani, che ha consentito all'Italia di diventare ago della bilancia.

Allo scoppio della crisi tra Usa e Russia, molti osservatori hanno ricordato come fu nel famoso summit di Pratica di Mare del 2002, voluto da Berlusconi, che russi e americani s'accordarono sancendo, di fatto, la fine della Guerra Fredda; accordo immortalato dalla famosa stretta di mano tra Putin e Bush con al centro il Cavaliere. D'altro canto, quattro anni dopo, a Washington, l'incredibile standing ovation di 5 minuti con cui l'intero Congresso americano in seduta plenaria salutò il discorso di Berlusconi (unico leader ad aver ricevuto un trattamento simile), confermò il ruolo centrale che l'Italia aveva assunto sullo scacchiere internazionale. E il fatto che Berlusconi sia stato il primo presidente del Consiglio italiano a parlare alla Knesset, il parlamento israeliano, non risulta per niente una stranezza. Nel 2011, Donald Rumsfeld, il segretario di Stato americano dell'era Bush, fece intendere in un'intervista a Fox News, che fu grazie all'intervento del leader italiano se Gheddafi rinunciò al programma nucleare. E fu sempre Berlusconi, come hanno dimostrato le rivelazioni di Wikileaks , a mediare impedendo che, con la crisi della Georgia, scoppiasse un conflitto tra Putin e l'Occidente.

Ma allora Berlusconi era capo di un governo, mentre oggi è bloccato nel suo esilio di Arcore. Per questo la sua attività appare agli osservatori ancora più anomala. Qualche settimana fa Viktor Orbàn, il presidente della Repubblica ungherese, ha fatto di tutto per incontrarlo a villa San Martino: ufficialmente per commentare le nomine dei commissari europei; in realtà per spiegargli la posizione contraria dell'Ungheria alle sanzioni economiche contro Putin (posizione che sta facendo arrabbiare gli americani). La diplomazia parallela del Cavaliere sembra agire prescindendo dalla sua volontà, ed è caratterizzata da una credibilità mantenuta nel tempo, nonostante le campagne mediatiche; una credibilità legittimata da una visione che si è mostrata giusta: dalla necessità di inclusione della Russia tra le potenze occidentali, all'opposizione alla guerra in Libia nel timore che innescasse l'effetto domino che ha scatenato. Se è vero che quasi ogni giorno arrivano a Berlusconi richieste di incontri di leader internazionali e personaggi dell'establishment economico, la cosa non stupisce. La diplomazia parallela del Cavaliere può essere un vantaggio anche per l'Italia.

@GiampaoloRossi