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Disastro Truss e caos Tory. Ha già fatto peggio di BoJo

Flop della premier al congresso dei conservatori. Il consenso ai minimi. E la sterlina scende ancora

Disastro Truss e caos Tory. Ha già fatto peggio di BoJo

Ha evocato la sua equazione più cara: meno tasse e meno Stato uguale più crescita. E con l'espressione facciale più accattivante che aveva, ha tentato di portare il pubblico dalla sua parte affermando: «Io voglio quello che voi volete». Non ha peggiorato la situazione, ma non si è mossa neanche di un millimetro dal pantano in cui si è cacciata qualche giorno fa. Oh Lizzie, non si può dire che non ce l'abbia messa tutta.

Il primo discorso da Premier della signora Truss al Congresso Conservatore è stato un esempio di aria fritta ben confezionata, 35 minuti di formule banali mai dettagliate condite da luoghi comuni. Liz Truss è un'ottima oratrice, ma dopo i tumulti della scorsa settimana, la discesa della sterlina e il terremoto sui mercati provocati dalla mini manovra finanziaria illustrata dal suo Cancelliere Kwasi Kwarteng, la platea del congresso si aspettava molto di più che la semplice ripetizione di un comizio elettorale. Invece Truss ha confermato il suo mantra preferito (Crescita crescita crescita), difendendo il taglio delle tasse come «la cosa giusta da fare sia moralmente che economicamente», ma ha evitato di spiegare nei dettagli il suo piano economico, né tantomeno ha voluto scusarsi per aver fatto una precipitosa marcia indietro sulla sua decisione di abolire l'aliquota del 45% per i redditi più alti. Promuovendo a snodo centrale della sua relazione a Birmingham la crescita economica il Primo Ministro ha sostenuto: «Il mio piano non piacerà a tutti, ma il Regno Unito ne trarrà beneficio. La sfida è enorme. Abbiamo una guerra in Europa per la prima volta in una generazione. L'incertezza è cresciuta dopo il Covid. E assistiamo ad una crisi economica globale. Per questo in Gran Bretagna dobbiamo fare le cose in modo differente. Ogni volta che c'è un cambiamento ci sono dei disagi e non tutti saranno favorevoli. Ma tutti beneficeranno del risultato finale, un'economia in crescita e un futuro migliore».

Ci sono stati applausi, ma il consenso è rimasto tiepido. E paradossalmente, forse il momento migliore dell'intervento di Truss è stata la sua battuta pronta davanti all'interruzione di due attiviste di GreenPeace che si erano alzate in sala alzando un cartello con la scritta «Chi ha votato per questo piano?». «Più tardi avevo intenzione di parlare della coalizione anti-crescita» ha scherzato la Premier facendole allontanare «ma credo che siano arrivate nella hall troppo presto...». Neanche una parola invece sulla possibilità di aumentare i benefit in linea con l'inflazione, promessa originariamente ereditata dal suo predecessore Boris Johnson e da lei disattesa. Sulla questione l'esecutivo si è ulteriormente spaccato, trascinando ancor di più il governo nelle sabbie mobili. Inoltre l'accenno ad una «disciplina ferrea» sulla spesa pubblica ha suggerito l'arrivo di un periodo di austerity per i contribuenti. E sebbene Truss si sia soffermata anche sul post Brexit, da sempre argomento caro ai Tories, promettendo che «l'intero regolamento europeo verrà consegnato alla storia entro la fine dell'anno», tutti i suoi sforzi non hanno convinto né i mercati né l'opinione pubblica. Alla fine del suo discorso la sterlina aveva perso un ulteriore punto nei confronti del dollaro e oggi lei è meno popolare di quanto siano mai stati Boris Johnson o Jeremy Corbyn nei loro periodi peggiori.

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