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Donald boccia la proposta iraniana. Ma le trattative avanzano in segreto

Il presidente punta anche a chiudere i pozzi petroliferi di Teheran. Gli ayatollah studiano modifiche. E Witkoff: "Stiamo parlando"

Donald boccia la proposta iraniana. Ma le trattative avanzano in segreto
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Guerra o trattativa, questo è ancora il dilemma tra Stati Uniti e Iran. A distanza di due mesi dall'inizio del conflitto esploso il 28 febbraio con l'eliminazione di Ali Khamenei, e a poco meno di trenta giorni dalla tregua entrata in vigore nella notte fra il 7 e l'8 aprile, il bivio di fronte a Donald Trump è sempre lo stesso: nuovi raid o negoziati con l'Iran. Donald Trump ha bocciato la proposta in 14 punti elaborata da Teheran per la fine del conflitto, ma che non include il nucleare, definendola "inaccettabile" ai microfoni della tv pubblica israeliana Kan. Il presidente americano non ha gradito l'offerta e ha ricordato che gli ayatollah "non hanno ancora pagato un prezzo sufficientemente alto per ciò che hanno fatto all'umanità e al mondo negli ultimi 47 anni". Ma il leader della Casa Bianca deve fare i conti con i sondaggi. Secondo due differenti rilevazioni, i tre quarti degli americani sono convinti che gli Usa stiano vincendo la guerra (Harvard CAPS-Harris Poll) eppure il 62% non ne approva la gestione (Washington Post-Abc News-Ipsos). Intanto gli Usa stanno "parlando con l'Iran". Lo ha detto Steve Witkoff l'inviato di Trump, alla Cnn. "Siamo in trattative", ha aggiunto. I contatti (mette in evidenza la Cnn) sembrano essersi intensificati dopo una fase di stallo anche se Trump non è apparso ottimista. In serata il presidente degli Usa ha annunciato che stamattina partirà "Project Freedom", per liberare le navi ancora bloccate nello Stretto di Hormuz: "Se questo processo umanitario dovesse essere ostacolato in qualsiasi modo, tale interferenza dovrà purtroppo essere affrontata con fermezza", ha scritto su Truth Social.

Nel frattempo gli iraniani starebbero lavorando a una nuova proposta, in un tira e molla fra le parti. La precedente, secondo indiscrezioni di Axios, fissava il termine di un mese per i negoziati, con l'obiettivo di trovare un accordo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz da entrambe le parti e sulla conclusione definitiva della guerra "su tutti i fronti", anche in Libano. Per l'agenzia di stampa iraniana Tasnim, vicina alle Guardie della Rivoluzione, tra i punti indicati nell'offerta agli Usa c'erano riferimenti a "garanzie di non aggressione", "ritiro delle forze militari statunitensi dalle aree circostanti l'Iran", "rilascio dei beni iraniani congelati", "pagamento di compensazioni" e "rimozione delle sanzioni". Elementi in gran parte indigeribili a Washington. Tanto che secondo unità di intelligence dei pasdaran, "Trump è a un bivio tra un'operazione militare impossibile e un cattivo accordo". Il presidente non si scompone e avverte che se gli iraniani "si comportano male, fanno qualcosa di grave, nuovi attacchi sono una possibilità che potrebbe verificarsi, certamente".

Eppure, con la mediazione del Pakistan, si tenta ancora di trovare la quadra. Fonti di Al Arabiya riferiscono di una proposta più morbida da Teheran: una graduale riapertura dello Stretto, in cambio della revoca del blocco navale Usa. E niente più richiesta di ritiro delle truppe americane dalla regione, ma soltanto la fine del rafforzamento militare statunitense attorno ai propri confini. Se così fosse, l'Iran starebbe cedendo. Secondo il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, l'Iran potrebbe dover iniziare a chiudere i pozzi petroliferi già in settimana a causa del controblocco americano di Hormuz, che sta "soffocando" la sua economia. E questo porterà presto anche al calo dei prezzi della benzina, fino a livelli più bassi di quelli precedenti al conflitto.

L'ipotesi che le trattative falliscano e si torni a bombardare l'Iran resta sul tavolo ed è stata al centro dell'ultimo Gabinetto di sicurezza convocato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che valuta anche la ripresa del conflitto a Gaza e ha annunciato un piano per l'acquisto di due nuovi squadroni di caccia F-35 e F-15IA di

produzione Usa. Il ministro per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, nel frattempo ha festeggiato i 50 anni con un cappio decorato sulla torta, simbolo della pena di morte introdotta in Israele per i terroristi palestinesi.

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