Donbass in fiamme: esplode autobomba, evacuati i civili. "Prendete le armi". File ai confini russi

La situazione si infiamma in Est Ucraina. In aria l'auto del leader filorusso, illeso

Donbass in fiamme: esplode autobomba, evacuati i civili. "Prendete le armi". File ai confini russi

Kiev - «Mai sono stati lanciati appelli del genere all'evacuazione di massa, neanche nei momenti più difficili della guerra. Ci sono file che non finiscono più davanti ai bancomat, ai benzinai e code interminabili verso il confine russo. Sta dilagando il panico». La drammatica testimonianza al Giornale, arriva via telefono da un italiano che vive a Donetsk, la roccaforte separatista del Donbass. Leonid Pasechnik, capo di Luhansk, altro caposaldo della provincia ribelle, lancia nelle stesse ore un appello video a tutti gli «uomini abili» di «imbracciare le armi» e «difendere la Repubblica» autoproclamata e filorussa. E parla del pericolo «di una guerra totale». A Donetsk suonano le sirene per l'evacuazione di massa verso Rostov, la prima grande città russa oltre confine. «In passato la popolazione era stata spostata dalle zone di prima linea. Mai avevano chiesto che ce ne andassimo tutti - spiega l'italiano - I miei vicini hanno ricevuto l'appello all'evacuazione via sms. Stanno caricando i civili anche sui bus per portarli in Russia». Gli echi di cannonate e combattimenti si sono sentiti distintamente, per il secondo giorno consecutivo. «Se le sono date, ma con la mia famiglia resto tappato in casa. Non ho ancora deciso se partire oppure no» racconta l'italiano, che non fa parte di alcuna milizia, ma vive nel Donbass fin da prima della guerra.

Per tutta la giornata il presidente russo, Vladimir Putin, e i suoi lanciano allarmi sull'«aggravarsi della situazione nell'est dell'Ucraina». Lo Zar poi ordina di accogliere gli evacuati donando a ognuno 10mila rubli, l'equivalente di 115 euro.

Nelle ultime 48 ore scontri e duelli di artiglieria sono aumentati fra accuse reciproche: i filo russi avrebbero violato, solo ieri, 52 volte il cessate il fuoco secondo gli ucraini e viceversa le forze di Kiev vengono accusate di fare lo stesso. Il fronte della guerra «fantasma» e a lungo dimenticata, che ha provocato 14mila morti, si sta riaccendendo. Le voci filo russe di possibili azioni di commando ucraini infiltrati nel Donbass per azioni di sabotaggio fanno il resto.

Il ministero della Difesa di Kiev ribadisce più volte che «si tratta di disinformazione. L'esercito ucraino non sta programmando alcuna azione offensiva». Anche il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, scende in campo smentendo seccamente le notizie russe su «atti di sabotaggio contro impianti di produzione chimica».

In serata vicino al palazzo del governo a Donetsk salta in aria l'automobile di Denis Sinenkov, comandante della Milizia del popolo filo russa, illeso. Kiev e Mosca accusa: «È una messinscena , una provocazione». La strategia della tensione fa parte della guerra ibrida, che non si basa solo sulla forza della armi, ma sulla disinformazione e la paura. L'obiettivo potrebbe essere una situazione di caos per fare entrare i carri armati russi nella regione separatista. Gli americani parlano di «uso cinico dei profughi» riferendosi all'evacuazione. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, dichiara che la situazione nel Donbass è «potenzialmente molto pericolosa». Il segretario di Stato americano, Antony Blinken, è convinto che fa tutto parte «di un canovaccio russo già impostato, che prevede finte provocazioni in modo tale da reagire con nuove aggressioni contro l'Ucraina».

A Kiev l'ex colonnello Mikhail Scherbina ci riceve nel suo ufficio di numero due della difesa territoriale nella capitale, dove campeggia su un'intera parete la mappa satellitare della città. «Fa tutto parte dei piani russi per attaccarci, che sono già pronti. I tentativi diplomatici servono solo a prendere tempo, ma nessuna visita internazionale alla corte di Mosca fermerà Putin» è convinto l'ufficiale della riserva. Barba color argento e giaccone da militare spiega che il suo compito è addestrare e organizzare i 6mila uomini della brigata di Kiev della difesa territoriale. «Cinquecento in servizio attivo e gli altri 5500 mobilitati fra i riservisti. Imprenditori, casalinghe, studenti che il sabato si addestrano - spiega - È la nostra resistenza nazionale di 130mila uomini divisi per regione, che affiancherà l'esercito di 250mila soldati». Alla Nato chiede armi e rifornimenti in caso di invasione, che considera sicura, ma soprattutto «di interdire all'aviazione russa i cieli dell'Ucraina con una no fly zone». Scherbina sa che difficilmente i caccia Nato si scontreranno con quelli di Mosca e ammette: «Se i russi attaccano dovremo resistere da soli».

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