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Di Donna, l'audizione e la Cina. Smentite le bugie del leader M5s

L'ex premier non vuole dimettersi per farsi sentire. La causa "girata" all'amico legale

Di Donna, l'audizione e la Cina. Smentite le bugie del leader M5s
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Chi ha paura delle verità nascoste della pandemia? Giuseppe Conte ha chiamato a tarda notte Mario Giordano a Fuori dal Coro per smentire le ricostruzioni sulla gestione dell'emergenza Covid e il mercato delle mascherine ancora pieno di opacità. Un clamoroso autogol. La balla ("Voglio essere audito in commissione Covid" di cui fa parte "ma non mi fanno parlare") è prontamente smentita dal presidente Fdi Marco Lisei, che in un video lo incastra: "Se si dimette può essere ascoltato", dice l'esponente meloniano in una delle otto sedute a Palazzo San Macuto in cui il leader M5s era presente, su 112 incontri. "Non ho intenzione di farlo", è la replica.

Perché a tarda notte l'ex premier ha sentito l'esigenza di telefonare? Aveva bisogno di distrarre gli ascoltatori da un servizio di pochi minuti prima sul whistleblower Miguel Martina, il funzionario che per primo avrebbe denunciato ai suoi e al governo con un whatsapp al sottosegretario a Palazzo Chigi Riccardo Fraccaro il rischio di importare dispositivi di protezione farlocchi, pericolosi per la salute, con certificazioni artefatte e che per questo è stato "congelato", senza deleghe né accessi e minacciato. Fraccaro non disse nulla a Palazzo Chigi per non intralciare i pm, ma mise a rischio la nostra salute.

In mezzo c'è il caso di Luca Di Donna, l'avvocato con lo studio nello stesso palazzo di Conte e di Guido Alpa (di cui è stato allievo) in piazza Cairoli 6 a Roma. Conte dice di non essere suo amico poi inciampa in un'altra balla: "Nel 2018 ho chiuso il mio studio legale ho dismesso gli incarichi ho scritto a tutti i clienti di trovarsi un altro avvocato addirittura non ho neppure trasmesso o indirizzato la clientela verso altri colleghi quando mi sono dimesso da Palazzo Chigi". E allora chi avrebbe girato proprio a Di Donna una causa su una imprenditrice pugliese di cui aveva parlato il Giornale qualche giorno fa? Proprio a Di Donna, come dimostrano i documenti mostrati ieri sera a Quarta Repubblica da Nicola Porro, che ha visto le carte anticipate il 10 aprile.

Insomma, Conte ha mentito sull'audizione in commissione e sui suoi veri rapporti con Di Donna, il legale che si sarebbe vantato di avere una certa influenza sul premier e su Arcuri davanti a due imprenditori impegnati nella vendita di mascherine agli albori della pandemia, Giovanni Buini (che l'ha denunciato in Procura a Roma) e Dario Bianchi, a cui avrebbe chiesto una commissione milionaria "mascherata" da consulenza per avere il contratto. Anche i rapporti Di Donna-Arcuri sono fitti, testimoniati da una selva di sms scambiati tra i due il 5 maggio 2020 (come ha ricostruito Quarta Repubblica), il giorno dell'incontro tra Buini, Di Donna, l'avvocato Gianluca Esposito (anch'egli sedicente intermediario con il commissario) e il generale Gdf in forza all'Aise Enrico Tedeschi. Eppure i pm di Roma hanno deciso di archiviare tutto. "Siamo sicuri che la Procura integrerà le indagini che ha fatto in passato", si lamenta Lisei, nel mirino dell'opposizione per la sua gestione della commissione perché secondo la Pd Ylenia Zambito e il grillino Alfonso Colucci le ricostruzioni di Bianchi sarebbero "suggestive e orientate". Intanto Conte scappa, non spiega perché Protezione civile e commissariato all'Emergenza Covid hanno lasciato perdere la lista di compratori accreditati che Martina aveva proposto alle Dogane, perché le mascherine cinesi con autocertificazione falsa o incompleta sono state sdoganate in barba alla legge, con ispezioni ictu oculi e perché altri produttori e distributori di mascherine certificate sono stati dimenticati, scartati o vittime di strani controlli e di sequestri (come Buini e Bianchi) mentre quelle cinesi comprate dal commissario Arcuri passavano senza controlli.

Potrebbe anche dirci perché l'allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha parlato di mascherine "donate" dalla Cina (c'è un video su Youtube del 6 aprile 2020) quando in realtà le abbiamo comprate dallo stesso regime a cui le abbiamo regalate, come nei contratti inediti scoperti dal Giornale il 16 e 22 marzo 2020, con un business che secondo Giulia Pompili del Foglio aveva coinvolto persino quelle che la Croce rossa cinese aveva messo a nostra disposizione nel marzo 2020. Noi morivamo e il Dragone incassava soldi e applausi.

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