Ci sono momenti in cui la storia smette di essere un capitolo nei libri e torna a farsi carne, ricordo vivo, testimonianza, voce, respiro. È accaduto ieri a Roma, all'Accademia della Scherma Casa delle Armi al Foro Italico, dove le istituzioni, Giorgia Meloni in testa, hanno celebrato gli ottant'anni del voto alle donne. Non una semplice ricorrenza, ma il racconto vivo di un passaggio collettivo che nel 1946 cambiò per sempre l'Italia.
L'introduzione del suffragio universale femminile venne resa concreta prima con le amministrative del marzo 46 e poi con il referendum del 2 giugno. Fu l'inizio di una piena democrazia, dopo secoli di cittadinanza dimezzata. Fino ad allora il 52% della popolazione era escluso dalla sovranità popolare. "Alle donne dicevano: tornate a casa, non siete pronte, non siete mature, dovete stare a casa a cucinare", ha ricordato la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, organizzatrice dell'evento insieme al ministro per lo Sport Andrea Abodi. "E invece lo erano. La vera democrazia è nata in quell'anno".
Alle urne nel '46 l'affluenza femminile fu dell'82%. Ventuno donne entrarono nell'Assemblea Costituente. Fu il primo fotogramma di un viaggio che ancora continua. "Molte seppero superare logiche di schieramento, talvolta schierandosi contro i propri compagni. Ci furono firme come Maria Montessori, che invitò le italiane a iscriversi alle liste elettorali. Libertà è partecipazione, cantava Giorgio Gaber, e quella partecipazione cambiò la storia".
Il ministro Abodi prova a legare memoria e futuro: "In Italia ci sono 51 federazioni sportive e una sola presidente donna, un dato di partenza" su cui lavorare per rendere lo sport emblema di pari opportunità. "Le imprese delle atlete azzurre sei medaglie d'oro su dieci nelle ultime competizioni raccontano un talento che è sintesi di disciplina e merito".
La ministra del Lavoro Marina Calderone rivolge il suo pensiero "a tutte le bimbe che stanno nascendo", augurando loro di essere libere e di non incontrare limiti imposti da altri. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli sceglie invece la figura di Ersilia Caetani Lovatelli per ricordare "la statura delle donne che le leggi hanno saputo precorrere", accogliendo nel suo salotto le prime voci dell'emancipazione femminile, da Teresa Labriola a Grazia Deledda.
La ministra per le Riforme Elisabetta Casellati sottolinea come i "diritti non nascano solo nelle aule parlamentari, ma nella vita concreta delle donne che non si sono piegate, che hanno aperto varchi".
E poi Giorgia Meloni, testimonial vivente di questo cammino, definisce il 10 marzo 1946 "il primo fotogramma di un viaggio non ancora concluso". Ottant'anni che "possono sembrare pochi", ma che hanno consentito alle donne di affermarsi in ogni ambito, "un cammino lastricato di sacrifici che ha consentito anche a me di ricoprire questo ruolo". Ha rivendicato il record di occupazione femminile, ma ha ricordato anche "la piaga dei femminicidi, di fronte alla quale non possiamo accontentarci di una piccola diminuzione". "Non potremo dire di aver vinto finché saremo costretti a credere che le donne abbiano bisogno di quote. La parità di genere è un diritto, non una concessione". Un invito a non aspettare regali.
Citando Virginia Woolf: "Non c'è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente". Un messaggio che Paola Cortellesi nel suo film ha raccontato restituendo il clima di quei giorni.
Un giorno in cui una scheda elettorale diventò più preziosa della tessera del pane. Ieri, a ottant'anni di distanza, quella scheda è tornata a prendersi la scena. Non come un cimelio, ma come un impegno. La democrazia italiana compie ottant'anni. E chiede ancora partecipazione.