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Dossieraggi, tutti contro De Raho. Ma l'opposizione attacca l'Antimafia

Approvata la relazione sulle intrusioni di Striano. Pd e M5s: "Vi sostituite ai pm"

Dossieraggi, tutti contro De Raho. Ma l'opposizione attacca l'Antimafia
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Passa la relazione che punta il dito su Federico Cafiero De Raho e l'opposizione scatena la bagarre contro il governo. Accusato da Pd e 5 Stelle di nascondere la verità sul verminaio dell'Antimafia, in virtù di pseudo legami con la massoneria, il neofascismo e perfino la mafia. Non solo. A San Macuto vanno in scena le illazioni della sinistra pure su un fantomatico confezionamento di dossieraggi contro Sigfrido Ranucci e Report, volto a orientare il dibattito sulla riforma della giustizia.

Eppure la sinistra, nella sua corsa a gettare fango sul governo per intralciare la ricerca sui mandanti del più grande scandalo della Repubblica, omette di spiegare come il grande complotto del centrodestra a colpi di dossier sia avvenuto senza che ci sia una sola vittima di sinistra tra i dossierati. D'altronde il partito più dossierato è la Lega di Matteo Salvini. Il ministro che ha scoperchiato il vaso di Pandora è il fedelissimo di Giorgia Meloni, Guido Crosetto. Il dossier Colle ha colpito Silvio Berlusconi. E quando l'Esecutivo ha giurato che avrebbe dato la caccia a tutti i responsabili, nella Commissione Antimafia presieduta da Chiara Colosimo, le opposizioni hanno fatto quadrato attorno all'ex procuratore De Raho, sotto la cui guida si sono consumati quattro anni di intrusioni illecite alle banche dati messe in atto dal finanziere Pasquale Striano, che poi passava le informazioni riservate a tre giornalisti di Domani. Tanto che De Raho, nonostante il suo presunto conflitto di interessi, è rimasto seduto nella stessa Commissione che indagava sul verminaio ordito nella sua Dna. E che ieri ha approvato, grazie alla maggioranza compatta, la relazione finale che chiude due anni di attività durante i quali sono stati auditi vertici istituzionali e analizzati una serie di documenti, tra cui 66mila pagine provenienti solo dalla Procura di Roma. 5 Stelle, Pd e Avs, invece, si sono divisi su due relazioni. Quella dei grillini, che si lanciano in una difesa d'ufficio di De Raho e accusano il governo di aver costruito un "castello accusatorio e calunnioso" nei confronti dell'ex procuratore, "funzionale anche a sostenere la campagna di approvazione della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere". E quella dei dem, che incolpano il governo di mettere in atto "un uso "regolatorio" di conti", nonché di volersi sostituire al pm, attraverso la relazione della maggioranza usata come "un'arma di distrazione e di strumentalizzazione politica, per screditare singoli esponenti dell'opposizione e alcune procure", gettando così discredito su "apparati e personalità che non essendo neanche indagati, ed anzi essendo persone offese, sono servitori dello Stato".

La Commissione in una nota commenta: "C'è un filo conduttore che lega le opposizioni che hanno sottoscritto la relazione di minoranza in Commissione antimafia ed è il grossolano tentativo di mistificazione". Tuona il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri: "Il Pd ha usato un linguaggio allucinante nel tentativo disperato di difendere le malefatte di Cafiero de Raho e di Striano, nonché dei giornalisti tanto cari a loro del giornale Il Domani". Per il forzista, il Pd ha "offeso la presidenza della Commissione Antimafia" insinuando l'esistenza "di un disegno politico criminale degno delle più oscure pagine della storia repubblicana" e facendo richiami "al fascismo, alla P2 e alla mafia. Un linguaggio indegno".

Il leader dei 5 Stelle, Giuseppe Conte, parla di "killeraggio della verità" per attaccare "campioni dell'antimafia, come De Raho e Scarpinato", mentre l'ex capo della Dna usa la relazione come spot per il No al referendum: "Questa maggioranza vuole controllare la magistratura e lo fa anche con la valutazione degli atti già compiuti".

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