La solitudine di Putin fa più male a noi

La dissennata politica di Obama sta provocando disastri geopolitici che pagheremo tutti

La solitudine di Putin fa più male a noi

La dissennata politica di Obama in Medio Oriente - che ha prodotto la nascita di vari movimenti pan-islamici che sono succeduti alle dittature - sta provocando disastri geopolitici che pagheremo tutti. La crescente tensione con la Russia, la decisione di Mosca di entrare sullo scenario siriano da sola, fa sì che l'Occidente sia indebolito contro l'estremismo dei tagliagole. Anche l'Italia - che in tali circostanze non brilla mai per risolutezza - si chiede di conseguenza se ne valga la pena e indugia a prendere posizione; dice che deciderà il Parlamento che non è propriamente popolato da cuor di leoni. Un modo di procrastinare una decisione...

Che Putin non fosse particolarmente interessato a cavar le castagne dal fuoco agli Stati Uniti e, in generale, all'Occidente, era nell'ordinedelle cose; la Russia persegue una sua politica estera, diversa e separata da quella occidentale, e lo si sapeva. La sua popolazione ha una componente molto importante della quale Mosca deve evidentemente tenere conto. La novità è che lo faccia sapere in modo esplicito, dichiarando di cominciare un'azione militare solitaria. D'altra parte, il pasticcio mediorientale, dopo la caduta dei dittatori che ne governavano molti Paesi e garantivano una certa stabilità della zona, gioca a favore della Russia; che non è più l'Unione Sovietica, ma rimane la Russia di sempre, con i suoi interessi nazionali e planetari. Gli Stati Uniti hanno commesso l'errore di farle credere che fosse loro intenzione ingerirsi militarmente nella zona ai suoi confini. È stato un grave errore strategico. Obama ha rivelato di essere un pessimo presidente, ripristinando le condizioni della guerra fredda proprio quando non ce n'erano più i presupposti e un'intesa con Mosca in funzione anti-terroristica era utile.

Da sempre, la Russia soffre del complesso dell'accerchiamento; è un Paese vastissimo, le cui frontiere in questione stanno a centinaia di chilometri da Mosca, sede del governo, e rappresentano pur sempre il nervo sensibile della sua politica. Obama, con la sua sterminata presunzione e la sua incultura internazionalista, è andato a toccare il nervo scoperto russo e ora tutto l'Occidente ne fa le spese. È, inoltre, un momento difficile e delicato a causa della crisi di leadership che affligge, con gli Usa, i principali Paesi occidentali. Da noi, in Italia, a capo del governo c'è un ragazzotto, altrettanto supponente e incolto. Come non bastasse, c'è un Pontefice che soffia sul fuoco dei rapporti fra le democrazie liberali, invitandole all'accoglienza dell'immigrazione, fra le quali la nostra, e l'immigrazione - che è la vera arma di cui dispone l'estremismo islamico per penetrare sul suolo europeo e trasformarne la demografia. Passo dopo passo, l'Europa sta diventando un continente dentro il quale la componente islamica, non propriamente vicina alla cultura laica occidentale, sta diventando maggioritaria. La partecipazione della Russia alla coalizione anti-Isis sarebbe stata un segnale forte di compattezza del blocco ostile ai tagliagole dall'Isis sostenuti. La notizia che intervenga autonomamente e non in sinergia con gli altri Paesi è un segnale altrettanto forte che il blocco che si oppone ai tagliagole si è frantumato... E che l'opposizione all'estremismo islamico si è indebolita. Poiché l'islam ha fra le componenti della sua cultura politica la convinzione che ciò che conta nelle relazioni sono i rapporti di forza, è evidente che l'Occidente perde, con l'isolamento della Russia, un punto di forza. A sua volta, la Turchia, che ha i suoi interessi e che bene o male gravita nella sfera islamica, ci sta ripensando e rischia di trasformarsi nel privilegiato canale di transito dell'immigrazione con la quale l'islamismo intende conquistare spazi vitali in Europa.

La quale avrebbe bisogno degli Stati Uniti come alleato forte e si ritrova a dover fare i conti con un presidente americano pasticcione che, nella circostanza, non sa neppure fare gli interessi del suo stesso Paese, fra i più esposti al terrorismo...

piero.ostellino@ilgiornale.it

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