Il punto vero è che il nome del mandante (o del mandante del mandante) non l'ha ancora fatto nessuno, tantomeno Valter Lavitola che però difficilmente potrà tacere a lungo per via delle gravissime accuse che gli pendono sul cranio. Le piste sono quelle che sono, tutte un po' così, nessuna ufficiale, però una novità c'è: l'idea che lo stesso Ranucci possa far parte del disegno che ha portato alla bomba sotto casa sua. Non è più un retropensiero, è una pista come un'altra, anzi, è una pista decisamente più di altre che intanto sono svaporate. Riassumiamole.
1) C'è la pista che riguarda la camorra e un cantiere navale e un traffico d'armi: è quella che Ranucci ha suggerito agli inquirenti, e che ha pure soffiato, ieri, a Repubblica e al Fatto Quotidiano; un servizio di Report era stato dedicato al cantiere Vittoria di Adria e a possibili legami con i clan Contini e Moccia, dunque a un presunto traffico d'armi verso la Libia: secondo Ranucci in questa ricostruzione rientrava anche il nome "Corrado" ascoltato nelle intercettazioni e che lui, Ranucci, collega a Marco Mancini, ex uomo dei servizi. Da quanto inteso, però, è un binario morto: i pm avrebbero già fatto capire che non la ritengono la strada giusta. Anche nella riunione alla Dna, presente Giovanni Melillo e i magistrati di Roma e Venezia, hanno ripetuto che mancano conferme e che il servizio di Report insomma non c'entra niente. È in assoluto la pista più debole.
2) O forse la più debole è quella sentimentale, peraltro già torbida e poco lineare di suo: secondo La Verità, il rapporto burrascoso tra Ranucci e la sua attuale compagna avrebbe portato inizialmente gli investigatori a valutare una vendetta privata, tesi che ha perso forza quando è emerso che l'ordigno non era un petardo dimostrativo ma conteneva gelatina da cava e nitroglicerina, roba da professionisti. Se la pistarella non è stata del tutto archiviata è perché la compagna di Ranucci pare si sia sfogata più volte con Lavitola (anche via messaggio) per dei comportamenti del compagno.
3) La pista "Lavitola mandante" resta ovviamente la principale: vecchia conoscenza di Ranucci oltreché amico e fonte e frequentatore al ristorante Cefalù (foto), Lavitola viene indicato appunto come presunto mandante tramite l'ormai noto camerunese Gomes Clesio Tavares, che avrebbe fatto da cerniera con gli esecutori: a confermarlo viaggi, contatti, assistenza, allontanamenti dall'Italia e il ruolo di Lavitola attorno al suo ristorante. Per quanto principale, è anche la pista più strana: Ranucci e Lavitola si conoscevano e si frequentavano, appunto, e lo stesso Ranucci dice di non credere che Lavitola avrebbe fatto del male a lui e alla sua famiglia: non è chiara la logica.
4) La quarta pista è una variante della terza: il citato e innominabile "Corrado" sarebbe direttamente Ranucci, ipotesi esplosiva e da maneggiare con pinze in vanadio. In un'intercettazione si dice "non dobbiamo farlo arrivare a Corrado", e l'ipotesi è che questo Corrado non sia il terminale esterno da proteggere, ma il soprannome dietro cui si nasconderebbe lo stesso Ranucci. Tradotto: l'ipotesi, che gli investigatori giudicano improbabile per definizione (noi con loro) è che Ranucci sia il vero mandante occulto attraverso Lavitola, quindi sia il mandante del mandante.
Si dice che gli investigatori, durante la perquisizione, abbiano provato anche a buttarla lì a Lavitola per provocarlo: ma senza esiti. Ranucci giudica l'ipotesi offensiva e folle, e ha chiesto retoricamente: "Secondo voi io metto la mia storia e la mia carriera nelle mani di Lavitola?". È il punto in discussione.