Due milioni di pensionati per nascondere l'Expo flop

Visita gratuita e treno a metà prezzo per anziani e lavoratori a basso reddito. L'operazione costa 88 milioni, ma l'Inps smentisce l'esborso: "Offre l'esposizione"

Due milioni di pensionati per nascondere l'Expo flop

«Ad agosto non restate da soli». Non c'è che dire: il claim scelto dall'Inps per offrire un biglietto gratis a Expo questo mese a pensionati e dipendenti con reddito lordo inferiore a 10mila euro annui è accattivante. E, soprattutto, c'è un'ulteriore agevolazione offerta da Trenitalia: il biglietto per andare a Milano o alla stazione di Rho costa il 50% in meno. Basta registrarsi sul sito dell'istituto di previdenza richiedendo il codice Pin per accedere ai servizi online e poi cliccare sulla sezione dell'offerta. Stampando il biglietto omaggio, le Ferrovie dello Stato offrono la tariffa scontata.

La domanda d'obbligo, però, è un'altra: chi paga per scorrazzare gli «arzilli vecchietti» (direbbe Diego Della Valle) in quel di Pero? La risposta più immediata è: noi tutti. Sono tutte e tre società pubbliche: quindi sia il biglietto gratis che il treno a metà prezzo lo offriamo noi contribuenti. Se poi andiamo nel dettaglio dei costi, la vicenda si tinge di un alone di mistero. Per quanto riguarda Trenitalia, è difficile fare una stima dei minori ricavi perché è molto probabile che l'iniziativa abbia successo in Lombardia e Piemonte con passeggeri che, quindi, non pagherebbero biglietti esosi, mentre è già più difficile pensare che da Roma o da Canicattì un anziano salga sul treno per visitare Expo sotto il solleone.

Secondo l'istituto di previdenza guidato dal professor Tito Boeri, gli aventi diritto sono circa 2,2 milioni di pensionati e dipendenti iscritti alle gestioni Inps. Considerato che il biglietto intero per Expo costa 40 euro, l'adesione integrale comporterebbe una spesa di 88 milioni. Secondo fonti ufficiali dell'Esposizione, l'iniziativa sarebbe cofinanziata in parti uguali, dunque 44 milioni massimi per Expo e altrettanti per l'Inps. Ma quest'ultima nega, sostenendo che sia Expo ad accollarsi gli oneri dell'offerta. Se questa fosse la verità (preannunciate smentite ufficiali in caso si scrivesse il contrario), sarebbe inutile polemizzare su una spesa, seppur minima, per un ente che prevede di chiudere il 2015 con un rosso di 6,7 miliardi. Strano, però, che non sia stata smentita l'agenzia Mf-Dow Jones quando il 24 giugno diede notizia dell'iniziativa titolando «Expo 2015: Inps regala ingresso a pensionati e lavoratori».

A rigor di logica, però, appare quantomeno singolare che Expo regali biglietti gratis quando proprio di recente è stata purtroppo costretta a rivedere al ribasso le previsioni sul flusso totale di visitatori. Secondo Il Fatto (nemico giurato della manifestazione), lo sbilancio previsto tra costi e ricavi attesi è di 1,5 miliardi. Di qui l'idea di mettere l'asta gli arredi dopo l'uso per ricavarne circa 450 milioni. In questa situazione sarebbe impensabile qualsiasi regalia.

Per cercare di far luce su questo giallo estivo, usiamo un paradosso. Se l'Inps avesse speso dei soldi, forse non li avrebbe buttati a mare «deportando» simpaticamente pensionati e lavoratori a reddito basso. Lo scopo di questo progetto è far sì che più gente possibile si registri online. Con l'accesso internet tutto diventa leggibile: i contributi versati, le prestazioni ricevute (maternità, invalidità, eccetera) e i rapporti di lavoro non solo come dipendente ma anche da datore se assume colf, badanti o lavoratori agricoli. A quel punto, è più facile la verifica di eventuali incongruenze nelle dichiarazioni da parte dell'Agenzia delle entrate. Ma il fisco non lo può già fare? Certo! Solo che la registrazione internet dimostra immediatamente l'esistenza di quello che prima poteva essere solo un numero di matricola. Insomma, gira e rigira, spunta sempre il Grande fratello manovrato dal Tesoro.

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